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Napoli esoterica e misteriosa: itinerario tra chiese, cimiteri e luoghi segreti dei culti popolari

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Dopo aver visitato il Palazzo del Principe di Sansevero, maestro di alchimia e arti oscure, ed esserti immerso con il corpo e l’anima tra i misteri più affascinanti e ammalianti della tradizione partenopea, passiamo ad un itinerario nella Napoli più misteriosa e seducente, quella dei culti delle anime dei morti e delle leggende popolari.

Mai sentito parlare del dispettoso spettro del “Monaciello”? Conosci il culto delle “anime pezzentelle”? Sapevi che il radicato culto della “capuzzella” è stato vietato dal Vaticano, perché non affine ai dettami della religione cattolica?

Se non hai idea di cosa sto parlano, è arrivato il momento di stilare un bell’itinerario alternativo nella Napoli più misteriosa e segreta.

La Chiesa delle Anime del Purgatorio di Arco

Un itinerario alternativo a Napoli fra i fumi luciferini del barocco napoletano vede la sua prima tappa ideale nella Chiesa delle Anime del Purgatorio di Arco, situata in Via dei Tribunali: un gioiello del XVII secolo, eretto in pieno fervore controriformistico.

La chiesa fu costruita per la precisione nel 1616 per volere della Congregazione del Purgatorio di Arco, un’associazione di assistenza ai poveri e ai malati. Rappresenta un luogo di culto fondamentale per i Napoletani, che fin dal Seicento si fermavano qui dopo la meditatio mortis offerta dalla visione del cimitero sottostante. Ed è qui che sarai introdotto al culto delle “anime pezzentelle” , molto sentito nella città partenopea.

Fin dall’ingresso scoprirai il tema di tutto l’edificio, grazie al motivo di due teschi in bronzo con le tibie incrociate e agli altri simboli funebri che occhieggiano dalla facciata.

Le “anime pezzentelle” sono le anime dei morti abbandonati, che vagano nel Purgatorio alla ricerca della pace eterna. I Napoletani “adottano” i resti dei morti di identità ignota, prendendosene cura come se si trattasse di membri della loro famiglia.

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Il culto delle anime purganti è molto sentito dal popolo napoletano, che per tradizione crede all’influenza delle anime dei morti sull’esistenza dei vivi. Per questo alle anime dei morti ci si rivolge con rispetto e devozione, chiedendo grazie, favori e protezione.

Nella Cripta della Chiesa del Purgatorio di Arco sono custodite varie sepolture, molte delle quali custodite da “cassettine” contenenti ossa anonime. E’ qui che vengono deposti fiori, santini e bigliettini che i credenti lasciano in cambio di “favori” richiesti alle anime dei defunti.

Spicca fra tutti il cranio di una giovane decorato con velo da sposa, appartenuto, si dice, a una fanciulla morta, ancora adolescente, poco dopo il matrimonio.

Il Cimitero delle Fontanelle nel Rione Sanità

Un’atmosfera molto simile a quella della cripta del Purgatorio la troverai nel Cimitero delle Fontanelle, nel Rione Sanità di Napoli.

Una cava di tufo nella quale, a partire dalla pestilenza del 1656, vennero ospitati i poveri resti delle vittime dell’epidemia.

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Anche qui lo spirito compassionevole del popolo ha fatto sì che nascesse l’usanza di adottare una “capuzzella”, cioè il cranio di uno dei morti di identità ignota. La capuzzella da quel momento diviene parte integrante della famiglia e le sono riservate cure e dedicate preghiere. Qualcuno chiede alle capuzzelle favori, grazie e persino numeri del lotto!

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I teschi sono lavati, adorati e sistemati in cassettine di legno o di vetro, come se fossero di proprietà. Alcuni dei crani del Cimitero delle Fontanelle sono diventati “famosi” tra i Napoletani: per esempio il teschio del Capitano, attorno al quale ruotano diverse leggende, e quello di Donna Concetta, chiamato ‘A capa che suda perché è sempre lucido e non si impolvera mai, a differenza di altri teschi del cimitero.

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Il culto delle anime purganti venne vietato a seguito del Concilio Vaticano II, nel 1969. Tuttavia nel 2010 gli abitanti del quartiere ottennero la riapertura del cimitero.

Tracce del culto della anime perdute tra i vicoli di Napoli

Per assistere al culto delle anime perdute e assaporare un poco di quel miscuglio straordinario di fede, superstizione e feticismo tipico di Napoli senza scendere nei suoi sotterranei, ti basterà girare un po’ per la strada con gli occhi ben aperti.

Se presterai la dovuta attenzione, ti si riveleranno curiose edicole votive: all’interno scorgerai piccole figure di argilla, avvolte dalle fiamme dell’inferno, con le braccia tese verso Gesù o Maria.

Anche questi tabernacoli sono espressione del culto delle anime del Purgatorio. Benché proibito, il culto sembrerebbe ancora vivo, tanto che ogni edicola ha chi si cura della freschezza dei fiori o dell’illuminazione. Si conta che queste curiose edicole votive a Napoli siano circa 2000.

Il Monaciello: lo spettro dispettoso della Napoli sotterranea

Se dopo questo tuffo nello spirito arcano di Napoli vorrai rasserenarti con qualche leggenda un po’ più “solare”, eccoti servita la storia del “Monaciello” che potrai conoscere meglio visitando la Napoli sotterranea.

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Fondamentali per la storia della città sono, infatti, le sue cave di tufo, che hanno fornito il materiale con cui costruire le case e che hanno presto rappresentato un nascondiglio sicuro per gli abitanti in momenti difficili.

Addentrandoti nei profondi cunicoli, ti potrebbe capitare di incontrare un fantasma dispettoso, il Monaciello, appunto.

Questo spettro è quanto di più simile ai fantasmini dei cartoni animati: entra nelle case, fa scherzi e regali a chi gli sta simpatico; ma se non gli vai a genio ti beccheraie qualche schiaffone.

Naturalmente anche questa leggenda ha un suo fondamento e si spiega con la figura del Pozzaro. Il Pozzaro era colui che si dedicava all’approvvigionamento dei pozzi. Il Pozzaro aveva doti da vero speleologo, ed era capace di strisciare, arrampicarsi, destreggiarsi nel buio della gallerie. Il Pozzaro, poi, vestiva con una specie di saio per difendersi dall’umidità e non è difficile pensare che, date le sua abilità motorie, potesse entrare nelle abitazioni ed essere scambiato per un fantasma.

Leggi anche i miei consigli di viaggio per un itinerario alternativo a Napoli tra i misteri del Palazzo di Sansevero.

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Freya76

Written by Freya76

Perché Freya76? Ho preso il mio pseudonimo in prestito da Freya Madeleine Stark, una importante donna esploratrice, perché quello che amo del viaggio è proprio la sua dimensione esplorativa. Seguimi sul mio blog di viaggi Giorni Rubati

13 Comments

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  1. Non sono mai stato a Napoli, ma è scritto nel mio destino che ci devo passare – anche per vedere queste meraviglie!

  2. Davvero bello questo post… sei riuscita a rendere bene la stretta connessione che da sempre lega i Napoletani al culto dei morti!!!

  3. Bravissima! Hai riassunto davvero bene alcuni luoghi misteriosi di Napoli. Io ho creato un mio itinerario personale che ho chiamato proprio “la napoli eosterica”, con tanto di luoghi “toccati” dalla massoneria e dall’eosterimo. 🙂

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