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Ecco cosa accade quando il treno è in ritardo in Danimarca

Ecco cosa accade quando il treno è in ritardo in Danimarca

… o almeno è quello che è accaduto a me mentre ero diretta a Billund per prendere l’aereo per l’Italia ed il treno non è arrivato in orario.

Inizio col dire che ai tempi vivevo in Danimarca. Avevo comprato un bel biglietto aereo da Billund e già mi stavo pregustando qualche giorno di vacanza nella madrepatria. Pronta per la partenza, acquisto il biglietto del treno online su Rejseplanen e mi metto in marcia. Direzione: Odense Banegård, la stazione dei treni di Odense.

Arrivata alla stazione di Odense aspetto con ansia il treno che mi porterà all’aeroporto di Billund (o meglio nella città danese più prossima all’aeroporto, cioè Vejle, dalla quale partono gli autobus per Billund).

Brutte notizie: il treno è in ritardo.

Faccio qualche calcolo e, rendendomi subito conto che a causa del ritardo mi salta la coincidenza per prendere il bus per l’aeroporto a Vejle, mi è ormai chiaro che non farò in tempo a raggiungere Billund e salire sull’aereo.

In quell’esatto istante, di fronte allo sconvolgimento improvviso di tutti i miei piani, attraverso diversi stati d’animo.

Ansia.

Panico.

Rabbia.

Tristezza.

Rassegnazione.

Nella mia testa fluttuano ormai due orribili paroline… vacanze annullate!

La mia speranza di fare in tempo a prendere l’aereo per l’Italia era morta e sepolta, date le esperienze negative vissute con le ferrovie Italiane… della serie: “se il treno è in ritardo, cazzi tuoi!

Ecco cosa accade quando il treno è in ritardo in Danimarca

Mogia mogia mi avvicino all’info point della stazione e chiedo delucidazioni sul da farsi, sperando almeno in uno straccio di rimborso. L’addetta allo sportello informazioni, gentilissima, mi chiede due cose: di farle vedere il biglietto aereo con l’orario ultimo per il Check-in e di darle il biglietto del treno che avevo acquistato online.

Una volta compreso il problema, l’addetta delle ferrovie danesi, biondissima e con i lineamenti tipici delle giovani donne scandinave, con una pacatezza che di primo acchitto aveva alimentato la mia rassegnazione, si mette a picchiettare con le dita sulla tastiera di un computer. Tra me e me mi domando cosa stia facendo ma, sopraffatta dalla delusione per aver probabilmente perso l’aereo, taccio. Lei guarda fissa lo schermo del computer senza pronunciare parola alcuna finchè non si volta verso di me e mi spiega tutto.

In 5 minuti il mistero è risolto: stava cercando un treno alternativo che mi portasse all’aeroporto in tempo. Ne aveva trovato uno diretto in una stazione che dista mezz’ora di taxi dall’aeroporto di Billund.

Sempre con la già citata (e ormai per me rasserenante) pacatezza, mi stampa un nuovo biglietto, mi consegna una (a me ignota) tessera magnetica e mi accompagna al binario, assicurandosi che salga sul suddetto treno. Prima di salutarmi dal binario mi svela il funzionamento della tessera magnetica che mi aveva consegnato poc’anzi.

La card andava consegnata al tassista e l’importo della corsa per raggiungere in taxi l’aeroporto di Billund sarebbe stato così pagato dalle ferrovie danesi, responsabili del mio ritardo.

Inutile dire che io faticavo a credere a ciò che stava accadendo! Non posso garantire di non aver strabuzzato gli occhi e spalancato la bocca per la sorpresa mentre l’impiegata, che a quel punto nei miei ricordi confusi dallo shock assume fattezze angeliche (con tanto di riccioli biondi, aureola e ali piumate di rito), mi spiegava il tutto.

Fatto sta che mentre attendevo che il treno partisse, gongolando per il pericolo sventato di perdere l’aereo, l’angelica impiegata delle ferrovie torna sul binario in compagnia di una famiglia di Danesi diretta in Italia con il mio stesso volo. Io e l’allegra famigliola danese (con la quale ho fatto subito amicizia perchè il papà parlava Italiano fluentemente) abbiamo condiviso il treno ed il taxi fino a Billund senza dover pagare nulla: tutto a carico delle ferrovie danesi!

Quando ormai la mia disavventura con i treni in Danimarca si era risolta per il meglio, però, non ho potuto non pensare a cosa sarebbe accaduto se mi fossi ritrovata nella medesima situazione in Italia o, peggio ancora, se ci si fosse ritrovato un malcapitato Danese.

Non oso immaginare la sua reazione, abituato alla vita in un Paese civilizzato come la Danimarca, di fronte a un treno in ritardo all’italiana. In Italia nessuno ti rimborsa nulla, né si accerta che tu abbia un’alternativa che non sconvolga i tuoi piani, e soprattutto nessuno ti fornisce aiuto o informazioni utili anzi, piuttosto, ti tratta in maniera sgarbata sperando che ti allontani al più presto dal banco infomazioni.

In Italia, alle stesse condizioni, io avrei certamente perso l’aereo. In Danimarca, invece, non solo sono arrivata in tempo in aeroporto ma non ho dovuto pagare neanche 1 Corona in più!

Jeg elsker Danmark!

Written by Lucia D'Addezio

Viaggiatrice seriale, fotografa per passione e scrittrice compulsiva. Le cose che non mancano mai nella sua borsa sono: un fornito beauty case, la sua fedele macchina fotografica, carta e penna.

35 Comments

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  1. mia figlia ,che vive in danimarca da tre anni,ha avuto lo stesso trattamento con il treno in ritardo per il ghiaccio:taxi gratis fino in aeroporto,in tempo per l’aereo.Quando capita qualche disguido con i bagagli(smarriti ecc.)te li portano A CASA con un corriere a spese della compagnia aerea

  2. Sono i nostri supponenti sbroffoni,padreterni di vanagloria che ti guardano dall’alto in basso come fossi minus quam M….Sono e siamo lontani un secolo nel chiamarci paese civile.Chi parla di civiltà in Italia non sa di che parla,a cominciare dai politici che conoscono solo la parola RuBaRe.Il rispetto per l’uomo,essere grandi per noi sono solo parole.Corri Italia che ne hai di strada da fare per essere Europea e civile!

  3. Fantascienza!
    Se si pensa a quelle specie di carri bestiame perennemente in ritardo che sono ormai diventati i treni in Italia (fatta eccezione per i Freccia*).

    • Non so dove vivevate in Italia, ma qui per tre capoluoghi di provincia, esiste un treno ogni mezz’ora. Servendo tre provincie, cioè 2.475.446 abitanti. Vale a dire mezza Danimarca, dal momento che ci sono poco più di 5mln di abitanti in Danimarca. E’ logico quindi pensare che una piccola comunità sia più facile da organizzare di una grande comunità. Nella ben organizzata Francia, dove pure i trasporti funzionano e solo Parigi ha 10 mln di abitanti, saresti rimasta a piedi. Un plauso ai danesi, ma non esageriamo troppo, trasformando uno spillo in un elefante. Per quelli che non ritengono l’Italia un paese civile c’è pur sempre la migliore Turchia, ottime prospettive economiche, rispetto delle minoranze religiose, libertà delle donne ai massimi livelli. Come? Siete andati in Danimarca? 😉

  4. Di ritorno dal recente viaggio a Copenhagen mi è successa una cosa stranissima. Anche io diretta a Vejle per prendere l’autobus per l’aeroporto di Billund.
    Eravamo partiti da mezz’ora, quando noto che il treno è fermo da qualche minuto in una stazione piccola. Incuriosita, mi guardo intorno e noto che gli altri due passeggeri sul vagone con me, stanno mormorando qualcosa tra di loro e chiedo spiegazioni. Mi dicono che a causa di un problema, non hanno caricato cibo e bevande per la prima classe a Copenhagen e che stiamo aspettando qui i rifornimenti. E si lamentavano che a causa di ciò avremmo fatto ben 3 (e dico: tre) minuti di ritardo.
    Mi trattengo dal ridere. Non son mai stati in Italia, probabilmente.
    Fatto sta che quando ripartiamo, il controllore offre anche a noi della classe standard un bicchiere d’acqua e una confezione di cracker per scusarsi per il disagio!!
    Ho riso fino alle lacrime…

  5. Ok, faccio l’avvocato del diavolo. Fermo restando che, sì, ritengo anche io che siamo indietrissimo rispetto a paesi come la Danimarca, e noi un’efficienza di servizi del genere ce la sogniamo. Però…
    Mio padre lavorava nelle ferrovie. Quando era reperibile, e un treno saltava, lo chiamavano immediatamente cosicché lui ed altri colleghi potessero coordinare il bus sostitutivo.
    Questo avveniva dieci anni fa, prima che andasse in pensione. Sicuramente la situazione di Trenitalia è peggiorata molto nel corso degli anni, e me ne rendo conto. Ma se devo essere sincero su tante Frecce che ho preso, solo una volta ho avuto un ritardo di un’ora.
    Insomma, io sarò stato fortunato, il che non vuol dire che chiudo gli occhi solo perché non è capitato a me. Quello che voglio dire però è questo: prima di parlare male a spada tratta del sistema Italia dovremmo vivere la stessa situazione nei due contesti. Insomma, come facciamo a dire che Trenitalia non ci avrebbe aiutato in questo frangente se non c’è stata l’occasione (o la sfortuna) di provare?

    • Giuseppe condivido in parte il tuo pensiero anche se poi è sempre una questione di esperienze personali. Sarà che le Frecce sono un altro mondo… ma ti posso assicurare che io che ho fatto la pendolare per anni sui treni italiani i ritardi cronici, i sovraffollamenti, i viaggi in piedi sardina-style e i rimpalli da un addetto all’altro e da uno sportello all’altro in cerca di informazioni e aiuto li conosco bene. E (come è facile immaginare) non ne ho una bella opinione! 😉 A te le ferrovie italiane hanno mai pagato il taxi per recuperare sul ritardo causato da loro? A me mai. 😛

  6. … Decisamente abbiamo ancora molto da imparare dagli stranieri…Si dice che il pesce puzza dalla testa e quando il pesce puzza dalla testa anche chi non e’ capo o e’ un membro in subordine nella societa’ diventa incivile e comincia a delinquere derubando cosi’ come fanno le varie caste civili, militari,scolastiche, politiche e religiose.

  7. a me è successo invece di dover “provare” il servizio sanitario nazionale danese.
    avevo una fasciatura al polso dx fatta dall’ospedale di torino per una grave ustione. purtroppo in danimarca, mi procurava un grande dolore e c’era del materiale organico un po’ preoccupante.
    mi indirizzarono all’ospedale danese, dove entrando ho aspettato 0 secondi, mi è stato dato un modulo prestampato secondo le varie lingue.
    dopo averlo compilato in italiano, mi hanno fatto accomodare in una sala d’attesa (con tanto di tv). nel frattempo non si vedevano le passeggiate di ammalati e di infermieri vari lungo i corridoi.
    dopo pochissimi minuti è venuta un’infermiera, che mi accompagnò in una stanza dove, iniziavano ad ascoltarmi il cuore, i battiti, la pressione, chiedendomi se soffrivo di qualche malattia o allergia.
    Con delle pinzette, guanti, un’equipe di 5 persone, si prendeva cura del mio polso (a torino, lo sfregavano con una garza, a mo’ di parmigiano grattuggiato!), mettendomi diverse pastigliette per il dolore in un sacchettino sterilizzato e fasciandomi il braccio in un modo spettacolare.
    poi, accompagnandomi (dato il gravissimo danno) mi davano una pastiglietta chiedendomi se volevo bere acqua o succo di frutta!!!!
    immaginate il mio stupore!
    e non finisce qui: pensavo di aver terminato e quando salutai il personale di ricezione, questi mi fecero cenno di attendere.
    Ci siamo, pensai! ora mi chiederanno una cifra iperbolica.
    No! assolutamente, tutto gratis.
    “Attenda, signore; ci sono i medici che l’hanno visitata che desiderano salutarla”!!!!!
    oltre a salutarmi, mi dissero pure: “Thanks sir”!
    uguale, uguale, uguale in Italia.

  8. per trovare la civiltà bisogna guardare oltre le Alpi, che peccato per la nostra bella Italia. Mi viene da piangere quando penso a che punto siamo arrivati, chissà se potremo mai raggiungere questi gradi di educazione e civiltà.

  9. circa 25 anni fa, lavoravo a Bollate ( cintura di Milano) Abitavo (ed abito) a Domodossola: facevo pertanto il Pendolare: partenza ore 5,25 e ( se tutto andava bene) ritorno alle 20,30.
    Al mattino carrozze fredde e sporche; alla sera, giunti in orario (qualche volta) all’entrata di Domodossola, attesa per manovre (mai capite)affincè il ” mio” treno potesse entrare in stazione con almeno 15′ di ritardo! Spiegazioni: NESSUNA!N.B.: alla stazione di Domo vi sono almeno 5 marciapiedi di accesso con due binari ciascuno (linee merci escluse!-sic!) Leggo in Cronaca, ed incontro spesso ex colleghi di viaggio (alcuni ancora pendolari): l’unica cosa ch’è cambiata è il prezzo dell’abbonamento (altro che Danimarca; ed ancora dicono che se non aumentano ulteriormente ” DOVRANNO” sopprimere delle corse: Al pari degli Onorevoli: Sigg, Dirigenti FFSS, Via di corsa a spalar letame almeno 12 ore al giorno (7 gg su 7)

  10. oltralpe non è tutto rosa e fiori, pur condividendo quasi tutti i post: la francia è un caso a parte e la loro democrazia e riconosciuta solo da loro. I nostri amici a quattrozampe, seppur con museruola e biglietto, non viaggiano sui bus, metro e in nessun altro tipo di mezzo pubblico. però ovunque si trovino, ed è una regola, li fanno sporcare e nessuno raccoglie nulla. Scaricano la spazzatura ovunque si trovino. Per non fare di tutta l’erba un fascio, diciamo che io sono stato testimone oculare di quanto ho raccontato; sarà stato un caso?! Per il fatto che anche in Italia, la maggior parte si comporta come in Francia, non possiamo vantarcene perchè mal comune, non è mezzo gaudio!!!

  11. Tutto bello, ma ricordiamoci che i danesi pagano le tasse, tutti, e tante. Da noi i dipendenti le pagano per forza, ma chi è che, avendo la possibilità, non fa un po’ di nero? é vero che la nostra classe politica fa schifo, ma è vero anche che è lì perché qualcuno la vota, spesso anche con parecchio entusiasmo (vedi i primi anni di Berlusconi). Smettiamo con generiche lamentele e pensiamo a crescere individualmente, ne abbiamo bisogni tutti, l’Italia, sono gli Italiani, nel bene (che c’è) e nel male.

    • ho vissuto a Kobenhavn (Copenaghen per chi non parla danese) e le tasse sono meno di quelle italiane ed in confronto a quanto si ottiene irrisorie. Paghiamo addirittura per le la salute. Ma sei sicuro che il voto????? sia vero????

  12. IN ITALIA BISOGNEREBBE LICENZIARE ALMENO 80% DI CHI LAVORA NEL SETTORE PUBBLICO SONO LA VERA CAUSA DEL DECLINO DELL’ITALIA

  13. Sono stato a Copenhagen e posso confermare quanto si dice dei danesi. Voglio solo precisare che
    anche in Italia ti recapitano a casa i bagagli smarriti in aeroporto (mi è successo due volte)
    i danesi non intasano il Pronto Soccorso per niente, ostacolando le vere urgenze
    il 99% dei danesi è bilingue (inglese/danee): e noi?

  14. In Italia…andrebbe meglio se non ci fossero gli italiani…potrebbe essere una battuta ma alle volte mi monta la rabbia e faccio autocritica:da fuori siamo tutti capaci a criticare ma addentro al sistema ahi ahi ahi…ci trasformiamo.In Danimarca e in Gemania,Berlino in particolare,il servizio dei trasporti pubblici funziona bene ma,per stessa ammissione loro,un conto è gestirlo su un territorio come il loro un altro è il territorio e il traffico in Italia,troppe variabili e,dico io,mancanza di investimenti. Da troppo tempo sono fermi e se vogliamo una mobilità sostenibile è tempo che in parlamento si diano da fare alla svelta!

  15. Io sono stata in Danimarca per due settimane e sono appena tornata (in ferie) e devo dire che sono stata colpita da molte cose. Tutte quelle che avete riassunto nei vostri post…
    L’Italia ormai sta affondando, in tutto: politicamente fa schifo, non c’è senso civico, non c’è rispetto per il prossimo, la mentalità dell’italiano è “se riesco a fregare qualcuno sono furbo”… Sinceramente sono stanca di vivere in un paese del genere. Io sono dipendente di un’azienda e pago le tasse alla fonte, ma mi pago regolarmente anche io resto: imu, rifiuti, bollette varie, mutuo, scuola dei bimbi, tassa della tv…. mentre poi scopro che il 70% dei negozianti italiani non fa scontrino e quindi guadagna un sacco di soldi e dichiara di essere un pezzente. Io per inciso..lavorando io e mio marito, non abbiamo diritto mai a niente, (neppure per la scuola) e avendo un mutuo per lo stato siamo come dei ricchi. Invece quelli che evadono e girano in ferrari ma dichiarano di essere pezzendi poi si scopre che percepiscono aiuti di tutti i generi… Ecco la faccia schifosa dell’Italia. Se me ne andrei? Anche adesso se potessi.
    Ma prima o poi (più prima che poi) lo faremo io e la mia famiglia, perchè di continuare ad essere presi in giro da questo paese non ne abbiamo più voglia. Tanto qua in Italia a pagare le tasse e ad essere onesti sono sempre i soliti 4 imbecille. E io sono stanca.
    W la Danimarca e w i danesi.

  16. sarebbe molto interessante proporre un parlamento danese in italia. Chissà come ci sconvolgerebbero le nostre abitudini, ben radicate in ciascuno di noi. Oppure chissà che le loro idee, lontane i soliti anni luce dalle nostre, possano farci cambiare veramente e in modo significativo verso il positivo??
    Però le buone abitudini bisogna apprenderle da piccoli, non da grandi.

  17. Come un coglionazzo cado dallo skateboard e mi lusso il braccio. Vengo accompagnato al pronto soccorso da degli amici. Ci sono un po’ di persone davanti a me, chiaramente il dolore era sopportabile, almeno all’ inizio, per cui aspetto. Vengo visitato nel giro di 10 minuti dalla richiesta di soccorso. Notare che mi trovo a Kolding, non è una città così grande. Mi visitano e mi somministrano subito del paracetamolo per alleviare il dolore. Radiografie al braccio, avrò aspettato 20, 25 minuti, il dolore era forte, ma non posso passare avanti a tanta altra gente. Faccio i raggi X e mi rimandano nel lettino del pronto soccorso. Tempo che arrivo nel letto l’ infermiera mi dice “verrai sedato con morfina e il dottore proverà a sistemarti il braccio” tutto ciò dopo che è passata circa un ora da quando sono arrivato all’ ospedale. Il braccio migliora, ma l’ osso è sempre fuori dal giunto. Aspettano che la “botta” da morfina sia passata e mi comunicano che devo andare in sala operatoria a farmi addormentare e li mi rimetteranno in sesto.
    Morale della storia alle 20 sono nella stanza d’ospedale, in una camera per due (non da 6 come in italia) a guardare il tg danese con un uomo che si era rotto la gamba, degustando del buon pane nero con prosciutto sopra e altre cose che ora non ricordo. Soggiorno fantastico in ospedale come non mai, infermiere e ambiente cordialissimi. La mattina mi hanno mandato a casa, l’ infermiera gentilissima mi ha aiutato, domandandomi che facevo in danimarca, mi ha augurato buona fortuna e mi ha lasciato un pacchetto di paracetamolo.

    Mai stato così bene in ospedale e mai fatto così veloce!

  18. Speriamo che per l’Italia ci sia un miglioramento, ma bisogna cominciare dall’alto, per noi che siamo qui bisogna solo resistere… un saluto a tutti

  19. Beh! Detto come agirei nei rapporti sociali con i danesi, direi che è fare retorica di fronte all’inutilità delle ferrovie nostrane. Se un viaggiatore italiano o uno da ogni dove si arrabbia di fronte all’indifferenza nei servizi F.F.S.S. , non posso lamentarmi se sono fatto oggetto di stereotipi.
    Mi sto zitto, e penso ai fatti miei.
    Circa le nostre F.F.S.S. mi domando che cazzo fanno a fare sovente scioperi, almeno garantite l’esiguo ordinario servizio.

  20. commento 2: quando studiavo la storia danese e se pur non abbia mai avuto un grande sentimento patriottico, mi sono sentito frustrato nel vedere il livello sociale che hanno raggiunto e doverlo, ahimé, paragonare al nostro scoprendo che quando l’Italia era il centro del mondo i vichinghi danesi erano riuniti in clan piuttosto brutali e sanguinari… uomini con copricati di metallo con corna che trascinavano le loro donne tirandole per le lunghe chiome…. (o quasi)… “questi” ci hanno fatto un c**o così (e non sono i soli)

    tristissimo….

    commento 3: diversi anni fa decido, mio malgrado e unicamente per problemi famigliari, di ritornare in Italia. Da probo cittadino i taliano mi ero iscritto all’AIRE perciò, ripartendo, dovevo comunicare all’ambasciata d’Italia di København che avrei ritrasferito la residenza in Italia appunto.

    Giunto all’ambasciata il biglietto da visita è stato che era l’unica con la targa della Repubblica mestamente penzolante obliqua per la mancanza di un tassello…

    entrando finni in un’unica tetra saletta d’aspetto in stile caserma militare con muri resi gialli dalla nicotina arredata con due soli elementi di alto design italiano: due “panche” in legno identiche a quelle che chi ha i miei anni aveva potuto ammirare in precedenza solo sulle carrozze di III.a (terza) classe dei nostri antichi treni locali… completavano l’arredamento una serie di cartelli dal testo eloquente: “vietato sputare”, “vietato bestemmiare”, “vietato fumare”… il terzo mi fece riflettere: ” come erano potuti diventare i muri gialli per la nicotina con quel po’ po’ di divieti?”… la risposta arrivò poco dopo… dopo le “urla” che spiego più sotto.

    Mentre attendevo nella prigione (cioè saletta d’aspetto) c’era con me un ragazzo dai lineamenti inequivocabilmente mediterranei che , tuttavia, parlava solo danese, gli cjhiesi cosa stesse aspettando, rispose che ers figlio di italiani, aveva appena compiuto 18 anni e, come in suo diritto, doveva decidere se optare per la cittadinanza dane se o per quella italiana.

    Mi disse di sentirsi italiano e che pertanto aveva scelto quella dei genitori e stava attendendo di sostituire il passaporto danese con quello italiano. Non feci in tempo che a dirgli “det er meget forkert, men du bestemmer selvfølgeligt, det sagte jer før!” (è del tutto sbagliato, ma sei tu a decidere, io l’ho detto!)

    A quel punto sentimmo delle urla… “ma mi lasci in pace… vada a…”, si sentì distintamente una voce maschile esclamare al di là della porta sempre chiusa… e non tardò la risposta: una sequela di insulti in buon “romanaccio di borgata” giunti da una donna con una voce che sembrava una raspa o una grattugia… la replica di lui: “porco d*o! Ho detto mi lasci lavorare… strn**a!”

    A quel punto si apre la porta, ne esce un ometto sui 65 con i capelli scuri a mezza lunghezza pettinati indietro a “leccata di cane con almeno un due etti di BRILLANTINA” (c’è qualcuno che si ricorda ancora cosa è?) , in un completo crema molto fanée e, guarda guarda, un bocchino in osso lungo almeno 20cm… una roba stile anni ’30 (e lì compresi immediatamente le pareti gialle-vomito), fece passare il ragazzo che s’infilò in una specie di saletta ancora più angusta divisa da un bancone semiblindato da vetri, quelli col “buco” per parlare (sempre in stile “parlatoio” di penitenzioario), dietro cui troneggiava la nostra rabbresentante della urbus aeterna…

    il problema era che lui, il ragazzo, parlava solo danese e lei, dopo (udite udite) 20 (venti) anni di servizio in ambasciata non sapeva né una parola di inglese né tantomeno di danese… sull’italiano stendo un velo pietoso., sul romano-romanaccio di borgata no (perché non lo parlo)…

    mi offrii di mediare.. lei gli chiese il pass danese tenedo con la mano destra quello italiano… a questo punto traduco ed il ragazzo nel porgere quello danese attraverso una fessura afferra il suo nuovo pass italiano ma la tipa lo tratttiene e, allugando il collo verso il “buco”, urla “trecentomila!” (sì, eravamo ante euro… 1998) …

    il ragazzo, basito, mi chiede: “hvad er det?” (cos’è?, cosa c’é?)… io flemmaticamente gli rispondo “velkomme til Italien, du skall bare betale 1000 kroner ialt” (benvenuto in Italia, devi solo pagare 1000 corone), lui: “for hvad?” (per che cosa?) io: “ved passet” (per il passaporto), lui: “men… det er helst frit i Danmark!” (ma… è assolutamente gratis in Danimarca)… io: “…. i Danmark… men du er Italiensk nu!” (… in Danimarca… ma tu ora sei italiano!)

    a quel punto il tipo col bocchino (che sembra uscito dal set de “la grande bellezza” di Sorrentino) si rivolge a me: “Voi (“voi”) che dovete fare?”, io: “rientro in Italia e porto alcuni beni con me, questo è l’elenco… mi occorre il timbro consolare”, lui ossserva, legge e rilegge l’elenco e poi esclama: “non vedo il televisore… lo sapete che Voi dovete pagare il canone!”… io: “lo lascio qui a casa mia…”, lui: “ma non vedo nemmeno un videoregistratore nell’elenco… lo sa che anche il vcr deve pagare il canone?!” … io rispondo allora: “io sì, lo so perché l’ho sempre pagato quando abitav o in Italia… vorrà dire che se mi comrerò una tv lo pagherò di nuovo… ma lei? lo ha mai pagato?”…. silenzio……..

    credo che già due fatti come questi siano una fin troppo buona motivazione per lasciare il Bel Paese…

    con buona pace di Padoa Schioppa e quell’altro genio della politica italiana, Poletti…

    forse gli italiani se ne vanno da casa loro perché chi dovrebbe garantirgli almeno il primo articolo della costituzione (sperando che qualche politico lo abbia letto almeno una volta) non è capace (o è troppo distratto da altre cose per riuscire) a farlo…

  21. E’ il caso da prendere come esempio … non ci vuole molto solo volonta’ e cortesia
    Cose che da queste parti non sono presi in considerazione …
    purtroppo !!

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