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Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare

Cosa mangiare in Abruzzo? Quali sono le specialità abruzzesi da provare? Partiamo per un viaggio gastronomico alla scoperta dei prodotti e piatti tipici abruzzesi da assaggiare almeno una volta nella vita.

Carne, pesce, verdure, salumi, formaggi e dolci, senza dimenticare vini e liquori: ce n’è davvero per tutti i gusti. E a chi non ha ancora visitato l’Abruzzo preferendogli località più turistiche e blasonate dico solo che è giunto il momento di rimediare! Le meraviglie dell’Abruzzo vi faranno innamorare (anche a tavola).

Scopriamo insieme quali sono i piatti e le specialità abruzzesi da provare. Ho organizzato questo elenco con la seguente logica: inizieremo con una carrellata dei 18 piatti tipici abruzzesi irrinunciabili (secondo me) e successivamente approfondiremo la gastronomia dell’Abruzzo scoprendo salumi e formaggi, dolci tradizionali, vini, liquori ed eccellenze del territorio.

Ah, dimenticavo di specificare che io sono di origini abruzzesi quindi sono cresciuta mangiando alcuni di questi piatti, che portano con loro tanti ricordi d’infanzia e attuali. Se ho dimenticato di citare il vostro piatto abruzzese preferito, scrivetelo in un commento e lo aggiungerò volentieri.

Cosa mangiare in Abruzzo?

18 piatti tipici abruzzesi irrinunciabili (secondo me)

1. Arrosticini

Il modo migliore per dare il via a questa rassegna dei migliori piatti tipici dell’Abruzzo è iniziare con loro, gli arrosticini abruzzesi.

Si, lo so che si tratta di “spiedini” di carne ovina ma, per favore, non chiamateli spiedini in presenza degli Abruzzesi! Per gli autoctoni sono le rustelle (o rustell).

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Arrosticini abruzzesi
Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Arrosticini abruzzesi

Gli arrosticini sono un piatto antico, la cui origine è legata alla vocazione pastorale dell’Abruzzo. Per tale ragione, le vere rustelle abruzzesi sono preparate con carne di pecora e rigorosamente cotte su apposite griglie chiamate fornacelle (o canalette, canaline, foconi a seconda della zona).

Se state per visitare l’Abruzzo, gli arrosticini sono senza dubbio una delle pietanze tipiche da provare.

2. Ferratelle

Chiamatele con il nome che preferite (cancelle, pizzelle, cancellate, neole, nevole) ma è indubbio che le ferratelle siano ormai diventate il dolce-simbolo dell’Abruzzo.

In ogni casa abruzzese che si rispetti, tra gli utensili della cucina è presente lui: il ferro per preparare le ferratelle. A qualcuno potrà a prima vista sembrare un inquietante strumento di tortura eppure, una volta scoperto qual è il suo utilizzo, probabilmente vorrete acquistarlo anche voi non-abruzzesi. E’ forte e gentile anche lui: brutto da vedere ma, se usato bene, riesce a fare delle vere magie!

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Ferratelle abruzzesi con confettura di susine fatta in casa

C’è chi le prepara secche e chi morbide. C’è chi le gradisce farcite di Nutella, chi di marmellata. Chi le arrotola e chi no. C’è chi le mangia esclusivamente inzuppate nel latte, chi le preferisce in versione “naturale”, senza farciture o aggiunte di sorta. Insomma, le ferratelle sono un dolce che potete consumare in tante varianti, tutte squisite.

Nella loro genuina semplicità, le ferratelle riescono a conquistare tutti i palati. Esiste qualcuno al mondo a cui non piacciono le ferratelle?!

3. Pallotte cace e ove

Un altro piatto della tradizione povera e contadina ancora oggi presente sulle tavole abruzzesi sono le pallotte cace e ove.

Si tratta di polpette senza carne, preparate con ingredienti economici e di facile reperimento. Il nome stesso di questo piatto, pallotte “cacio e uova”, ci suggerisce quali siano li ingredienti di base necessari per cucinarle.

L’impasto delle polpette viene realizzato mescolando i tre ingredienti principali, formaggio grattugiato, uova e pane raffermo. La scelta del formaggio può ricadere sul rigatino, sul pecorino o sul grana.

Le pallotte possono essere insaporite a piacimento con prezzemolo, aglio o spezie. Un pizzico di sale e via, dopo aver composto con le mani le “pallotte”, queste sono finalmente pronte per la cottura che può avvenire in due modalità: fritte in olio bollente o cotte lentamente nel sugo di pomodoro.

4. Spaghetti all’amatriciana

La pasta all’amatriciana è un primo piatto comunemente associato alla tradizione gastronomica del Lazio ma… sì, c’è un ma…

Non metterò in dubbio l’origine di questo piatto, che deve il suo nome alla cittadina di Amatrice, ma va fatto notare che Amatrice venne ufficialmente annessa al Lazio solo nel 1927. Già integrata nei territori dell’Abruzzo Ulteriore all’epoca del Regno delle due Sicilie, nel 1861 Amatrice divenne parte dei territori dell’Abruzzo aquilano in seguito alla proclamazione del Regno d’Italia.

Si può, quindi, dire che l’amatriciana nasce abruzzese e non è un caso se ancora oggi è un piatto molto diffuso nella regione, in special modo nell’Aquilano e nel Cicolano. Il sugo all’amatriciana viene preparato in Abruzzo utilizzando guanciale, pecorino e pomodoro e senza l’aggiunta di cipolla.

5. Scrippelle ‘mbusse

Le Scrippelle ‘mbusse sono un piatto tipico del Teramano.

Si tratta di crespelle sottilissime preparate solo con uova, acqua e farina. Dopo essere state cosparse di pecorino o parmigiano grattugiato e arrotolate, le scrippelle vengono immerse nel brodo caldo (‘mbusse significa “bagnate”).

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Scrippelle ‘mbusse

Il calore del brodo fa sciogliere il formaggio grattugiato, creando un connubio di sapori a dir poco perfetto.

Le Scrippelle ‘mbusse sono una pietanza decisamente insolita, ma che dovete assolutamente assaggiare se volete immergervi nella più genuina tradizione abruzzese.

6. Virtù teramane

Molto più che un semplice minestrone, le Virtù teramane sono una vera e propria sinfonia di sapori.

Consumate tradizionalmente il primo giorno di Maggio dopo una lunga e complessa preparazione, le Virtù rappresentano un’ode gastronomica alla Primavera appena sopraggiunta e un ringraziamento per i preziosi doni che la terra ci offre in questa stagione.

La ricetta delle Virtù teramane affonda le radici nelle tradizioni dell’antico Abruzzo contadino. In passato nessun alimento veniva sprecato e gli avanzi venivano sempre sfruttati per la preparazione di nuovi piatti. Le Virtù sono il frutto del riuso creativo degli avanzi.

In Primavera i campi si riempivano di primizie di stagione e bisognava celebrare questa abbondanza. Le verdure primaverili venivano sapientemente abbinate ai pochi legumi secchi avanzati dai mesi invernali e alle erbe spontanee raccolte appositamente. Venivano, poi, aggiunti gli scarti della lavorazione della carne che sarebbe stato un peccato sprecare, come cotenne, zampe e orecchie di maiale, ossa di prosciutto, lardo e così via.

Anche la pasta spezzata trovava un posticino speciale in questo minestrone: la pasta un tempo veniva acquistata sfusa e alla fine dell’Inverno c’era sempre qualche avanzo nelle dispense. Tutti questi ingredienti venivano sfruttati dalle massaie per mettere in tavola una minestra ricca e saporita, ancora oggi molto apprezzata nel Teramano.

7. Sagne e fagioli

Le sagne abruzzesi sono un particolare tipo di pasta fatta in casa, il cui impasto viene preparato con acqua, farina di grano locale e sale. Anche in questo caso la ricetta è una reminiscenza delle tradizioni contadine abruzzesi, come accade per molti altri piatti tipici dell’Abruzzo.

Non è più così raro che, nelle preparazioni moderne, all’impasto vengano aggiunte le uova ma nella ricetta tradizionale abruzzese queste non sono presenti. La ragione è semplice: in passato la pasta a base di acqua e farina (meno costosa) era la pietanza dei giorni normali mentre la pasta all’uovo era riservata ai giorni di festa o alle occasioni speciali.

Le sagne abruzzesi, dalla consistenza ruvida, sono simili nell’aspetto a delle tagliatelle spezzate: si presentano, infatti, come striscioline di pasta tagliate grossolanamente, lunghe tra i 2 e i 4 centimetri.

Le sagne fatte in casa vengono impiegate in varie ricette ma quella più rappresentativa dell’Abruzzo è sicuramente Sagne e faciul’. Questa pasta e fagioli all’abruzzese può o meno prevedere l’aggiunta di cotiche di maiale per insaporire la minestra.

8. Maccheroni alla chitarra

La pasta all’uovo fresca è una tradizione che troviamo in tutte le regioni italiane ma in Abruzzo ne esiste una versione tipica molto particolare.

I maccheroni alla chitarra (o spaghetti alla chitarra) sono un autentico condensato di tradizioni culinarie abruzzesi.

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Spaghetti alla chitarra ai funghi

Vengono preparati utilizzando un apposito telaio di legno dotato di sottili fili d’acciaio disposti gli uni paralleli agli altri, proprio come le corde della chitarra.

L’impasto viene steso con un mattarello e posizionato sulla chitarra: “premuto” sui fili metallici, sempre con l’aiuto del mattarello, l’impasto viene tagliato e il risultato sono degli spaghettoni grezzi e ruvidi.

Una volta cotti, i maccheroni alla chitarra vengono conditi con ogni bendidìo della tradizione abruzzese, pecorino e peperoncino, sugo di pomodoro e basilico, sugo alle pallottine di carne, ragù di carne, funghi e tartufo, frutti di mare e così via.

9. Brodetto di pesce

Spostiamoci sulla costa abruzzese per un piatto a base di pesce che vi sorprenderà. Sto parlando del brodetto di pesce, una squisita zuppa tipica delle città costiere abruzzesi preparata con pesci di piccolo taglio.

Il cosiddetto “pesce povero” non poteva andare sprecato: se ai pescatori restava del pesce invenduto (a causa delle piccole dimensioni o della qualità del pescato), questo veniva adoperato nella cucina casalinga. E’ proprio dall’uso del pesce povero da parte delle massaie di un tempo, che non potevano di certo permettersi di sprecare del buon pesce fresco, che nasce il brodetto abruzzese.

Il brodetto di pesce viene cucinato in varie versioni a seconda della località in cui ci si trova: i più noti sono il brodetto alla giuliese (Giulianova, Teramo), il brodetto alla pescarese (Pescara) e il brodetto alla vastese (Vasto, Chieti).

Per gustarlo al meglio, il brodetto va obbligatoriamente servito nel tegame in coccio ancora caldo e accompagnato da croccante pane abbrustolito.

10. Gnocchetti con gli orapi

Gli orapi sono degli spinaci di montagna tipici delle altitudini elevate. In Abruzzo crescono sulle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo e del Parco Nazionale della Majella.

Le zone più adatte alla crescita spontanea degli orapi sono le vette oltre i 2.000 metri s.l.m. e, in particolar modo, nei pascoli dove il passaggio delle greggi contribuisce a concimare e rendere fertile il terreno.

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Gnocchetti con gli orapi
Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Orapi appena raccolti

Nel Parco Nazionale d’Abruzzo gli orapi vengono raccolti e utilizzati in cucina. Gli orapi vengono consumati come semplice verdura cotta in padella per accompagnare la carne o il formaggio oppure utilizzati per preparare piatti più ricchi, come la zuppa di orapi e fagioli e gli gnocchetti fatti in casa (acqua e farina) conditi con gli orapi.

11. Ravioli dolci di ricotta

I ravioli dolci di ricotta sono un primo piatto dal gusto particolare.

Tipici in varie zone dell’Abruzzo, in particolar modo nel Teramano, questi ravioli farciti con ricotta addolcita dall’aggiunta di zucchero sono una vera delizia.

I migliori sono, ovviamente, quelli preparati dalle nonne e dalle mamme abruzzesi ma diversi ristoranti tipici che servono cucina casareccia li hanno inseriti nel menù. Se ne avete la possibilità, assaggiateli!

I ravioli dolci di ricotta vengono riempiti con un impasto di ricotta fresca, tuorlo d’uovo, zucchero, buccia di limone grattugiata, cannella e maggiorana. Possono essere serviti in tavola conditi con burro e pecorino, con il sugo di pomodoro oppure con il ragù di carne.

12. Scrucchiata

La scrucchiata abruzzese non è una marmellata come le altre. Si tratta di una marmellata preparata con le uve della varietà Montepulciano D’Abruzzo e già questo sarebbe sufficiente per darvi l’idea di quanto possa essere gustosa. E’ caratterizzata da un particolare retrogusto amarognolo che la rende riconoscibile sin dal primo assaggio.

Da dove viene il nome di questa marmellata d’uva tipica abruzzese? Preparata da sempre in maniera casalinga, la ricetta della scrucchiata ancora oggi prevede che la “passatura” dell’uva e la separazione dei semi dalla buccia venga eseguita a mano (scrocchiatura o sclucchiatura) con l’ausilio di un antico setaccio rudimentale (pellicciolo).

La scrucchiata viene usata per farcire i dolci della tradizione povera abruzzese, come le ferratelle, i caggionetti e le sfogliatelle di Lama dei Peligni.

13. Pecora al cotturo (o alla callara)

Questa ricetta viene fatta risalire al tempo della Transumanza, quando i pastori abruzzesi spostavano le greggi dai pascoli estivi in montagna ai pascoli invernali del Tavoliere delle Puglia percorrendo i tratturi.

Il viaggio era lungo e sfiancante e anche le bestie potevano morire nel tragitto o ferirsi. La carne degli animali che restavano azzoppati, che si ferivano gravemente o che perivano durante la Transumanza non poteva andare sprecata.

I pastori, dopo aver acceso un fuoco con la legna reperita nei pressi della zona di sosta, cuocevano la carne di pecora in un grande paiolo sorretto da supporti di fortuna (di solito grossi rami). Nel paiolo venivano aggiunte erbe di campo per insaporire la carne. Non di rado la carne veniva marinata nel vino per almeno una notte.

Questi grossi paioli, chiamati nei dialetti delle varie zone cotturi o callare, hanno dato il nome a questa ricetta, ancora molto diffusa in Abruzzo, cioè la pecora al cotturo o pecora alla callara.

Si tratta di una pietanza antica, figlia della tradizione pastorale abruzzese. Seguendo la ricetta originale, i pastori preparavano la pecora al cotturo con ingredienti di facile reperimento, dato che non potevano portare con loro molti alimenti durante il viaggio verso le Puglie. Anche se oggi la pecora al cotturo può essere servita con l’aggiunta di pomodoro, va specificato che questo ingrediente non era presente nella ricetta antica.

14. Pecorino abruzzese

Il pecorino abruzzese è uno dei prodotti-simbolo della regione, un tesoro gastronomico che custodisce nel suo aroma intenso e nel suo retrogusto piccante la storia e le tradizioni dell’intero Abruzzo.

Prodotto e consumato in gran parte della regione, il pecorino abruzzese è tipico in particolar modo delle “terre della Transumanza”, quelle aree, cioè, storicamente votate alla pastorizia.

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Pecorino e pane casereccio

Troverete dell’ottimo formaggio pecorino nel Parco Nazionale d’Abruzzo, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e nel Parco Nazionale della Majella così come nel territorio del Parco Regionale del Sirente-Velino. Non potete non assaggiare del buon pecorino durante un viaggio in Abruzzo e portarne un po’ con voi anche quando arriverà il momento di tornare a casa.

15. Pizz’onta

La troverete spesso citata con il nome di pizzonta anche se sarebbe più corretto chiamarla pizz’onta (o pizz’onde), cioè “pizza unta”. Si tratta letteralmente di una “pizza unta”, una sorta di pizza fritta che può essere consumata sia in versione salata che dolce.

Non c’è sagra in Abruzzo che non preveda un angolo dedicato alla frittura delle pizz’onte: il loro profumo vi attrarrà senza possibilità di resistere alla tentazione di assaggiarle.

Nella versione dolce le pizz’onte vi verranno servite cosparse di zucchero ma, almeno secondo me, è nella versione salata che raggiungono la loro apoteosi. Possono, infatti, essere consumate con ogni genere di farcitura salata (verdure, formaggi stagionati, formaggi a pasta molle e salumi locali).

16. Polenta abruzzese

La polenta all’abruzzese è tipica delle aree montane della regione. E’ un piatto ricco e calorico, ideale da consumare nei mesi freddi, quando occorre un bel po’ di energia per affrontare con il giusto spirito le gelide giornate invernali.

La ricetta più apprezzata prevede la preparazione della polenta con farina di mais macinata a pietra. La polenta viene insaporita con un ragù di carne a base di spuntature di maiale e salsicce. In alcune versioni viene aggiunta al sugo anche la pancetta, per insaporire meglio il tutto.

In Abruzzo la polenta è un piatto stagionale: viene consumata solo in Inverno, nei giorni più freddi, e abitualmente sparisce dalle tavole nelle altre stagioni dell’anno.

17. Pipindun’ e ove

Pipindun’ e ove (cioè “peperoni e uova”) è un piatto per stomaci forti ereditato dalla tradizione contadina, quando i lavoratori avevano bisogno di mangiare cibi ricchi e calorici, ideali per reintegrare le energie durante e dopo il lavoro.

Nonostante le possibili complicanze digestive, gli Abruzzesi amano questa ricetta e la consumano con gusto come contorno o come farcitura per panini rustici preparati con fragranti fette di pane casereccio appena sfornato.

18. Porchetta abruzzese

Diverse regioni fanno un vanto della loro porchetta e quella preparata in Abruzzo è certamente una delle più buone d’Italia. L’area di produzione storica della porchetta in Abruzzo è il Chietino anche se, nel corso del tempo e con varie ricette, questa pietanza si è diffusa in tutta la regione e non c’è sagra o mercato paesano che rinunci a servirla.

La porchetta abruzzese non è una porchetta come tutte le altre. Ogni porchettaio si autoimpone una severissima norma di segretezza: la ricetta di famiglia viene tramandata da padre in figlio e mai svelata a terzi.

Il luogo in Abruzzo più legato per tradizione alla preparazione della porchetta è Campli (Teramo), dove ogni anno si tiene la più antica sagra della porchetta della regione. Non c’è occasione migliore della Sagra della Porchetta a Campli per degustare questa pietanza, di norma utilizzata per farcire grossi panini da consumare rigorosamente caldi.


Salumi e insaccati abruzzesi: quali assaggiare?

In Abruzzo c’è una lunga tradizione di produzione di salumi e insaccati. Se visiterete l’Abruzzo non potete rinunciare ad assaggiarli, magari come antipasto su un bel tagliere misto o come farcitura per panini e focacce.

A seconda della zona, la proposta di salumi e insaccati può variare ma ce ne sono alcuni che potete già appuntarvi nella lista dei prodotti tipici da provare, in quanto rappresentativi della gastronomia regionale d’eccellenza.

Ventricina

Salume casereccio preparato con tagli nobili di carne suina, la ventricina abruzzese è riconoscibilissima per il colore rosso acceso e per la forma tozza. Il sapore è deciso grazie alla presenza di peperoni, peperoncino, pepe e finocchietto selvatico.

Se il piccante non è il vostro forte, evitate la ventricina. Se, invece, amate i sapori forti non potete non assaggiarla.

Mortadella di Campotosto

Come suggerisce il nome, questo salume è tipico di Campotosto (L’Aquila) e di alcune zone limitrofe.

La Mortadella di Campotosto è nota anche come “Coglioni di mulo” sia per l’equivoca forma che richiama quella dei testicoli del mulo che per il fatto che gli insaccati vengono legati a coppie con lo spago. La ricetta è antichissima e sono in pochi oggi a produrre ancora artigianalmente la Mortadella di Campotosto.

La sua particolarità? L’insaccato di carne suina ha un “cuore” di lardo bianco visibile non appena viene tagliato a fette.

Salsicce

Le salsicce sono una presenza irrinunciabile sulle tavole abruzzesi.

Vengono prodotte in varie versioni e seguendo varie ricette. Oltre alle classiche salsicce fresche, in Abruzzo è ancora vivissima la tradizione contadina dell’essiccamento della carne.

Le tecniche di conservazione della carne, in modo da averla a disposizione in tutte le stagioni dell’anno, in Abruzzo hanno portato alla nascita di prodotti d’eccellenza come le salsicce appassite o secche e le salsicce secche di fegato di maiale.

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Salsicce secche abruzzesi

Altro grande classico della tradizione contadina abruzzese sono le salsicce sotto strutto: per farle durare più a lungo, le salsicce venivano immerse nello strutto, che le conservava morbide, pronte da spalmare sul pane. Ancora oggi questa tecnica viene praticata seguendo il rituale antico.

Salame aquilano

Noto anche come Salame Aquila o Salame dell’Aquila, quello aquilano è uno dei salami più noti in Italia.

Per prepararlo, la carne di maiale viene insaporita con sale, pepe e vino bianco. La forma del salame è leggermente schiacciata e il suo sapore è inconfondibile.

Salame ubriaco

Mai sentito parlare del salame ubriaco?

Si tratta di un salame tipico abruzzese, caratterizzato da un aroma inconfondibile dato dall’aggiunta di vino Montepulciano d’Abruzzo. Il salame viene, inoltre, insaccato usando un particolare budello che nell’aspetto ricorda i grappoli d’uva.

Da qui il nome di “salame ubriaco”.


Formaggi abruzzesi: i più buoni da provare

Dopo aver passato in rassegna i migliori salumi e insaccati abruzzesi, passiamo a un’altra eccellenza gastronomica della regione, i formaggi. Pecorino, caciocavallo, caciotte, scamorze appassite… per chi ama i formaggi come la sottoscritta, l’Abruzzo è un vero paradiso!

Se volete assaggiare dei formaggi tipici abruzzesi, ve ne consiglio alcuni iniziando dai più diffusi e chiudendo con delle vere specialità rare.

Formaggi di stazzo

Nelle zone montane dell’Abruzzo tradizionalmente dedite alla pastorizia non è difficile trovare ancora stazzi attivi che preparano in loco e vendono ricotta fresca e altri formaggi.

La particolarità di questi prodotti caseari riguarda i metodi di trasformazione del latte, che riprendono tradizioni antiche. I pastori in passato erano abituati a lavorare il latte in condizioni precarie e rudimentali, negli stazzi di montagna o durante i viaggi a piedi della Transumanza.

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Vendita di formaggi da stazzo

A seconda del periodo dell’anno, dell’alimentazione degli animali e delle tecniche usate per lavorare il latte, questi formaggi di stazzo possono variare anche molto nella consistenza e nel sapore. E’, quindi, impossibile descrivere il gusto e gli aromi di questi prodotti caseari in maniera univoca.

L’unico modo per capire a fondo la differenza tra un formaggio di stazzo e uno industriale è recarsi direttamente dai pastori e assaggiarli.

Caciocavallo abruzzese

Il caciocavallo abruzzese è uno dei miei formaggi preferiti in assoluto. E’ un formaggio a pasta filata dalla consistenza più o meno tenera a seconda della stagionatura.

La sua particolarità deriva dal metodo di allevamento dei bovini in Abruzzo.

I pascoli montani abruzzesi presentano un variegato patrimonio floristico. Le mucche pascolano allo stato semibrado, consumando l’erba fresca di montagna. L’alimentazione degli animali, che varia con le stagioni dell’anno, dona al latte e ai formaggi con esso prodotti aromi e fragranze uniche.

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Caciocavallo e scamorze abruzzesi

Scamorza fresca o appassita

Un altro formaggio abruzzese che mi fa sempre venire l’acquolina in bocca è la scamorza, ottenuta da latte bovino e consumata in Abruzzo a diversi gradi di stagionatura.

Le scamorze vengono vendute anche fresche ma le mie preferite sono quelle appassite: le scamorze fresche vengono “stese” all’aria in modo che si asciughino e formino una sottile crosticina sulla superficie, mantenendo all’interno un cuore morbido. Una vera delizia!

Pecorino di Farindola

E’ un pecorino a pasta semidura o dura, delizioso da gustare da solo, nel pane casereccio o in abbinamento ad altri, semplici ingredienti, per creare alcune delle più buone ricette tradizionali abruzzesi.

E’ ottimo se grattugiato sugli strapizzoni, una pasta fatta in casa con acqua e farina condita con sugo di carne. Viene anche usato per insaporire le polpette di pane e pecorino, una ricetta povera ancora molto apprezzata in Abruzzo.

Il pecorino di Farindola viene preparato utilizzando il caglio di maiale, come da tradizione, e ciò gli conferisce un aroma inconfondibile. Si produce in quantità limitate e lo trovare in commercio o degustazione nell’area di produzione tipica, cioè versante orientale del massiccio del Gran Sasso.

Caciofiore aquilano

Un formaggio ovino dalla pasta morbida, quasi cremosa, tipico dell’Aquilano.

Il caciofiore deve il suo nome all’utilizzo di caglio vegetale. Questa tecnica casearia è legata alla tradizione pastorale: il caglio veniva estratto dall’infusione di fiori di carciofo selvatico della specie Carlina acaulis.

Il risultato è un formaggio dal sapore antico, deciso e ricco. Una vera prelibatezza!

Canestrato di Castel del Monte

Un altro formaggio ovino prodotto a Castel del Monte e nella zona del Gran Sasso (versante aquilano).

Siamo nelle “terre della Transumanza”, dove l’allevamento degli ovini è ancora molto diffuso. Il nome di questo formaggio viene dai segni lasciati dal canestro usato per la messa in forma.

Reperibile sia fresco che semi-stagionato o stagionato, il canestrato di Castel del Monte ha sentori di fieno e erba di montagna, con un leggero retrogusto piccante.

Cacio marcetto

Perfetto in abbinamento al Montepulciano d’Abruzzo, il cacio marcetto si chiama così per una particolarità: quando le forme sono ancora fresche e morbide, il formaggio viene lasciato colonizzare dalle mosche Piophila casei, che vi depositano le loro uova.

Le larve (dette “vermi salterelli”) modificano la pasta del formaggio, rendendola morbida, ideale per essere spalmata.

E’ un formaggio particolare, una ricercatezza, non adatto a tutti per il sapore forte e l’odore penetrante. Assaggiatelo se visiterete Castel del Monte o il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.


Dolci tipici abruzzesi: non solo ferratelle

Oltre alle ferratelle, ci sono altri dolci tipici abruzzesi che meritano una menzione. Alcuni sono tipici solo di specifiche province, città o paesini abruzzesi, altri, invece, si consumano con gioia in tutta la regione.

Pronti per una carrellata di squisiti dolci e dolcetti assolutamente da assaggiare in Abruzzo?

Cicerchiata

La cicerchiata è una vera prelibatezza dolce, ad alto tasso glicemico e calorico. Si prepara per tradizione a Carnevale ma non è raro vederla comparire in tavola anche in altre occasioni, semplicemente perché se ne ha voglia.

Perché cicerchiata? Il nome di questo dolce rimanda alla cicerchia, un legume di cui ricorda vagamente la forma. Si prepara, infatti, friggendo delle palline di pasta aromatizzate con liquore e ricoperte di miele a profusione.

Le palline fritte vengono disposte a forma di corona (con un buco al centro) oppure a cupola e possono essere decorate con granella di frutta secca o zuccherini colorati.

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Cicerchiata

La cicerchiata (con il medesimo o con altro nome) è diffusa anche in altre regioni del Centro Italia (Marche, Umbria, Lazio e Campania) ma non per questo può essere esclusa dalla lista dei dolci tipici abruzzesi più buoni.

Bocconotti

Come non citare, tra le cose assolutamente da assaggiare in Abruzzo, uno dei dolci tipici abruzzesi più buoni in assoluto! I bocconotti sono per tradizione preparati in casa nel periodo natalizio o in occasione delle feste ma nelle pasticcerie artigianali abruzzesi ormai non è difficile trovarli anche in altri periodi dell’anno.

Si chiamano bocconotti perché hanno la dimensione perfetta per essere mangiati in un solo boccone.

Questi dolcetti di pasta frolla ripieni sono incredibilmente soddisfacenti da gustare: c’è chi li preferisce farciti con la confettura e chi con il cioccolato.

Volete un consiglio? Provate i bocconotti ripieni alla marmellata d’uva perché sono una vera delizia!

Sise delle Monache

Il nome di questi dolci è particolarmente divertente, ma sulla bontà del loro gusto non è il caso di scherzarci sopra. Sto parlando delle Sise delle monache, sfizioso dolce tipico di Guardiagrele (Chieti).

Questo dolce è conosciuto anche con il nome di Tre monti per la sua particolare forma con tre protuberanze appuntite. La leggenda narra che il dolce sia stato ispirato dalle 3 montagne abruzzesi più note, il Gran Sasso d’Italia, la Majella e il Sirente-Velino.

L’impasto è a base di sofficissimo pan di Spagna, strategicamente farcito, per non dire imbottito, di crema pasticcera. Il tocco finale è una bella spolverata di zucchero a velo. Una vera gioia per il palato, credetemi!

Parrozzo e Pan dell’Orso

Il Parrozzo e il Pan dell’Orso sono dolci differenti ma li citerò insieme perché si somigliano.

Iniziamo dal Parrozzo, nome che viene da “pane rozzo”. Questo dolce a base di mandorle si presenta come una semisfera coperta di cioccolato. E’ stato ideato nel 1920 dal pasticcere pescarese Luigi D’Amico che non esitò a farlo assaggiare anche a un illustre amico: Gabriele d’Annunzio ne rimase estasiato tanto da decantarne le lodi.

“È tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzia de San Ciattè, c’avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce… e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce..” (Gabriele D’Annunzio)

In una dedica apposta da D’Annunzio sull’Albo d’oro del Ritrovo del Parrozzo, caffè-pasticceria aperto da Luigi D’Amico a Pescara, il poeta vate abruzzese si firma “Gabriele D’Annunzio, parrozzano”.

Partendo da una produzione artigianale, la ditta fondata da D’Amico si è ingrandita e strutturata. Il Parrozzo oggi è prodotto industrialmente e, se volete un consiglio, rappresenta uno dei migliori souvenir mangerecci che potete regalare ad amici e parenti dopo un viaggio in Abruzzo. La confezione è, a mio parere, meravigliosa e il contenuto non deluderà certamente.

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Parrozzo
Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Parrozzo

Simile al Parrozzo è il Pan dell’Orso, dolce abruzzese tipico del borgo di Scanno. Come il Parrozzo, il Pan dell’Orso è di forma semisferica, è a base di mandorle ed è ricoperto di cioccolato. La differenza sta nell’impasto più soffice e nell’aggiunta di miele.

Un lontano giorno di tanti anni fa, pronti a partire per la Transumanza, i pastori di Scanno avevano messo nelle loro bisacce tutto l’occorrente. Per alleviare la fatica e ristorare l’animo durante il lungo viaggio, i pastori scannesi avevano aggiunto alle riserve di cibo anche dei dolci tipici fatti in casa a base di miele e mandorle.

Durante la notte, un orso affamato attaccò lo stazzo. Giunta la mattina i pastori, accorgendosi dell’accaduto, vennero colti dalla disperazione e dalla paura di trovare le loro pecore sbranate dall’orso. Fortuna volle che il famelico plantigrado era stato attirato dallo squisito dolce con cui erano state riempite le bisacce e non aveva uccido neanche una pecora: da quel giorno, questo dolce venne ribattezzato Pan dell’Orso.

Pan ducale

Si prepara con le mandorle e con il cioccolato ma è un dolce completamente diverso dal Parrozzo e dal Pan dell’Orso.

Il Pan ducale è ispirato a un’antica ricetta del 1300 tipica del borgo di Atri, la cosiddetta “pizza di mandorle”.

La pizza di mandorle venne offerta ai Duchi di Acquaviva in occasione del loro insediamento in città (Atri venne eletta capitale del potente Ducato di Atri, parte del Regno di Napoli): il dolce conquistò immediatamente gli Acquaviva e proprio in loro onore venne ribattezzato Pan ducale.

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Panducale

Con l’arrivo del cioccolato in Europa nel 1800, la ricetta trecentesca del Pan ducale venne migliorata con l’aggiunta di questo prelibato ingrediente e ancora oggi il Pan ducale viene preparato con mandorle e cioccolato.

Se state per visitare Atri, non potete non assaggiare il Pan ducale, ormai diffuso in gran parte dell’Abruzzo.

Torrone Nurzia

La presenza del torrone Nurzia in tavola durante le festività natalizie è praticamente obbligatoria in Abruzzo.

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Torrone Nurzia

Dobbiamo all’ingegnoso imprenditore-pasticcere Ulisse Nurzia, di origini aquilane, l’invenzione di questo torrone morbido e aromatico che ha conquistato prima l’Abruzzo e successivamente l’intera Penisola.

Il torrone Nurzia è assolutamente da provare in tutte le sue varianti!

Caggionetti

I caggionetti (caggiunitt in dialetto) sono una specialità tipica teramana. Simbolo del Natale, i caggionetti si presentano come piccoli fagottini farciti molto simili nell’aspetto ai ravioli.

Ogni mamma e ogni nonna abruzzese ha la sua ricetta, che può variare da famiglia a famiglia. Farcirli di Nutella o di crema pasticcera è, però, un affronto alla tradizione.

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Caggionetti

La farcitura dei caggionetti teramani è una melodia di sapori e aromi antichi.

Molto diffusi sono i ripieni a base di miele e mandole o di marmellata d’uva scrucchiata. In alcune ricette, la farcitura è a base di purea di castagne, miele, cioccolato e rum ma è molto gettonata anche la versione con ripieno di purea di ceci, cacao amaro, miele e mosto cotto.

Alla farcitura si possono aggiungere anche liquore, cannella, cedro candito, scorza di limone grattugiata, scaglie di cioccolato, granella di noci o altra frutta secca (etc.). Insomma, le varianti sono numerose ma la soddisfazione delle papille gustative è in ogni caso garantita.

Confetti di Sulmona

I confetti di Sulmona sono probabilmente la specialità dolciaria abruzzese più nota al di fuori dei confini della regione.

La produzione di confetti nella città di Sulmona vanta una storia molto antica. Attorno al 1500, però, le clarisse del Monastero di Santa Chiara iniziarono a utilizzare i confetti per creare delle composizioni artistiche. I confetti, tenuti insieme da fili di seta, venivano disposti in modo da creare forme simili a corolle di fiori, grappoli d’uva, spighe di grano e così via.

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Confetti di Sulmona

Ancora oggi, la particolarità dei confetti di Sulmona è proprio la presentazione. I confetti vengono composti per creare farfalle, mazzi di rose, margherite, papaveri, pupazzetti, piccoli animali e chi più ne ha, più ne metta.

Passeggiando per Sulmona, non potrete non notare le variopinte composizioni di confetti in bella mostra davanti ai negozi.

Mostaccioli abruzzesi

In origine i mostaccioli abruzzesi venivano preparati in occasione delle festività natalizie o delle ricorrenze più importanti ma oggi sono consumati praticamente tutto l’anno. Si tratta di biscotti a forma di rombo, ricoperti di glassa di cioccolato, apparentemente secchi ma dal cuore morbido.

Il nome mostaccioli richiama un particolare ingrediente presente nella ricetta antica: il mosto d’uva.

Ancora oggi chi segue la ricetta tradizionale aggiunge il mosto cotto nell’impasto, insieme a farina, mandorle, cacao, miele, uova e aromi. A sigillare il cuore di impasto morbido, una glassa di cioccolato che, una volta cotta, si indurisce andando a formare l’esterno croccante del mostacciolo.

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Mostaccioli di Scanno
Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Mostaccioli di Scanno

Una sfiziosa variante dei classici mostaccioli abruzzesi è quella preparata a Scanno.

I mostaccioli di Scanno sono di forma rotonda e di dimensione più grande rispetto ai normali mostaccioli abruzzesi. Esistono in diverse versioni: bianchi (ricoperti di glassa di zucchero) e neri (ricoperti di cioccolato fondente). Il ripieno può essere con cacao e mandorle, con mosto cotto e mandorle o solo con mandorle.


Liquori abruzzesi: ve ne consiglio 3 da assaggiare

I liquori tipici abruzzesi sono un’ottima idea regalo per amici e parenti, da acquistare come souvenir dopo un viaggio in Abruzzo.

Tra i più noti liquori abruzzesi vanno citati il Centerbe (o Centerba), la Genziana e la Ratafia.

Centerbe

Il Centerbe (o Centerba) è un liquore molto alcolico prodotto utilizzando, come ci suggerisce il nome, piante officinali ed erbe aromatiche (selvatiche e non).

La tradizione popolare vuole che le erbe utilizzate siano cento. In realtà le ricette sono numerose e il Centerbe è commercializzato in diverse varianti, senza contare la produzione casalinga, ancora molto praticata in Abruzzo.

Genziana

La Genziana o, meglio, il liquore di Genziana è frutto di una lunga tradizione legata alla pastorizia e alla Transumanza.

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Genziana fatta in casa

Proprio i pastori raccoglievano le radici della Genziana, pianta abbastanza diffusa nella zona del Gran Sasso, per utilizzarle nella produzione di una bevanda da portare con loro nel lungo viaggio con le greggi verso il Tavoliere delle Puglie.

Ancora oggi la Genziana è uno dei liquori abruzzesi più amati.

Ratafia

La Ratafia è un liquore tipico abruzzese a base di amarene. E’ diffuso in tutta la regione e preparato con ricette casalinghe molto simili tra loro, ma con piccole varianti da famiglia a famiglia.

Le amarene, private del nocciolo, vanno fatte macerare nel vino per più di un mese e mezzo, se possibile esponendo il contenitore di vetro al sole. Per questa ragione, se vi capiterà, visitando un paesino abruzzese, di notare una damigiana o un grosso barattolo di vetro su un balcone, molto probabilmente qualcuno sta aspettando che la sua Ratafia fatta in casa sia matura e pronta per essere assaggiata.


Vini abruzzesi: i migliori da degustare

Dai liquori passiamo ai vini, un vanto dell’Abruzzo, terra di vigneti e di vini d’eccellenza.

Ecco un piccolo elenco dei vini abruzzesi più buoni, da accompagnare alle migliori specialità locali.

Montepulciano d’Abruzzo

Il re dei vini abruzzesi è il Montepulciano d’Abruzzo, vino strutturato e intenso dal colore rosso rubino prodotto con le uve a bacca nera dell’omonimo vitigno.

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Montepulciano d’Abruzzo DOC – Cantina Zaccagnini

E’ il vino perfetto in abbinamento ai migliori piatti di carne e di terra abruzzesi e non c’è tavola in Abruzzo che non ospiti ogni giorno almeno un bicchiere di Montepulciano.

Trebbiano d’Abruzzo

Tra i vini abruzzesi è molto apprezzato anche il Trebbiano d’Abruzzo, vino bianco prodotto dalle uve dell’ampiamente diffuso vitigno Trebbiano abruzzese.

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare

Trebbiano d’Abruzzo DOC – Masciarelli

Abbinatelo con i piatti a base di pesce, con le carni bianche o con un bel piatto di maccheroni alla chitarra in bianco.

Cerasuolo d’Abruzzo

Se vi piacciono i vini freschi e fruttati la vostra scelta deve ricadere sul Cerasuolo.

Il Cerasuolo d’Abruzzo è un vino rosato abruzzese prodotto con le uve del vitigno Montepulciano nel contesto dell’omonima DOC (Cerasuolo d’Abruzzo DOC).

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Cerasuolo d’Abruzzo – Fantini

Bevetelo in accompagnamento a taglieri di formaggi e salumi dal gusto delicato, primi e secondi di pesce, arrosti leggeri e carni bianche.

Pecorino e Passerina

Se penso ai migliori vini abruzzesi non possono non venirmi in mente Pecorino e Passerina, vini certamente meno blasonati e “nobili” dei più noti Montepulciano e Trebbiano, ma sicuramente meritevoli di un assaggio.

Il vitigno Pecorino e il vitigno Passerina sono autoctoni di alcune zone dell’Italia centrale, tra cui c’è, appunto, l’Abruzzo, e le loro uve vengono utilizzate per produrre vini sia in assemblaggio che in purezza.

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Passerina, Cococciola e Pecorino – Tenuta Ulisse

Cococciola

Per concludere questa sintesi dei migliori vini abruzzesi è dovuta una menzione del vitigno Cococciola, autoctono dell’Abruzzo.

Le uve a bacca bianca di questo vitigno, coltivato nel Chietino e in piccole aree del Teramano (la zona di coltivazione non è molto estesa), vengono utilizzate tradizionalmente in assemblaggio al Trebbiano d’Abruzzo ma in anni recenti alcuni produttori hanno iniziato a vinificare la Cococciola in purezza con risultati particolarmente soddisfacenti.

L’abbinamento perfetto della Cococciola? Crudité di pesce e piatti di mare in generale.

Controguerra

Tra i vini abruzzesi d’eccellenza non possono non essere citati quelli dell’area di denominazione Controguerra DOC.

Nei comuni di Controguerra, Torano Nuovo, Ancarano, Corropoli e Colonnella (Teramo) si producono rossi, bianchi, passiti, frizzanti e spumanti con uve di vari vitigni (Montepulciano, Trebbiano abruzzese, Passerina, Pecorino, Cabernet, Merlot). Tutti da provare.

Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Controguerra DOC Passerina – Illuminati

Eccellenze d’Abruzzo: i “tesori” del territorio

Concludo questo elenco delle specialità tipiche da assaggiare in Abruzzo con quelli che possono essere considerati dei veri e propri “tesori” del territorio.

Sto parlando di tutti quei prodotti d’eccellenza (molti dei quali sono Presìdi Slow Food) riconducibili a colture antiche o rare, a tecniche produttive tradizionali o ad abitudini gastronomiche particolari che meritano di essere tutelate e salvaguardate.

Ecco un elenco delle eccellenze d’Abruzzo:

  • Zafferano dell’Aquila
  • Patate del Fucino
  • Aglio rosso di Sulmona
  • Lenticchie di Santo Stefano di Sessanio
  • Cece di Navelli
  • Fagiolo tondino del Tavo
  • Cipolla Bianca di Fara Filiorum Petri
  • Grano Solina dell’Appennino Abruzzese
  • Fagioli di Paganica
  • Miele dell’Appennino Abruzzese
  • Ventricina del Vastese
  • Liquirizia di Atri
  • Peperone dolce di Altino
  • Carciofo di Cupello
  • Ciliegie di Raiano e di Giuliano Teatino
  • Fico Secco Reale di Atessa
  • Salsiccia di Fegato Aquilana
  • Patata Turchesa
  • Salsicciotto Frentano
  • Uva Montonico
  • Oliva Intosso
  • Tartufo d’Abruzzo
Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
Spaghetti aglio, olio e Peperone dolce di Altino

Tenete a mente tutte queste specialità abruzzesi quando, prima di lasciare la regione, desidererete portare a casa con voi qualche souvenir di viaggio.

Lasciate perdere calamite e oggettistica e puntate sui ricordi di viaggio gastronomici. Potete regalare a parenti e amici (o, perchè no, anche a voi stessi!) un bel cesto di prodotti tipici abruzzesi oppure scegliere solo una specialità tipica che vi ha particolarmente colpito, ad esempio una bottiglia di Montepulciano d’Abruzzo o un assaggio di formaggi abruzzesi.

Potrete così rivivere un pezzettino del vostro viaggio in Abruzzo anche quando sarete lontani, in attesa della prossima visita dal vivo.


Cosa mangiare in Abruzzo: i piatti tipici da provare
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Lucia D'Addezio

Written by Lucia D'Addezio

Viaggiatrice seriale, fotografa per passione e scrittrice compulsiva. Le cose che non mancano mai nella sua borsa sono: un fornito beauty case, la sua fedele macchina fotografica, carta e penna.

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