Brunori al Teatro Morlacchi di Perugia con la sua “società a responsabilità limitata”


Dario Brunori torna sul palco del Teatro Morlacchi di Perugia con uno spettacolo brillante, tra il serio e il faceto, che passa con disinvoltura dall’attualità agli aneddoti familiari, dalle citazioni colte (De André, Shakespeare, Sartre) alla cultura pop (Masterchef, Facebook, Eataly, Gigi D’Alessio), dai monologhi sentimentali ai racconti confidenziali.

ATTENZIONE: Spoiler alert! Se vuoi andare a vedere lo spettacolo e non vuoi rovinarti la sorpresa, non leggere questo post, perchè contiene degli spoiler.

Un po’ spettacolo teatrale, un po’ racconto autobiografico, un po’ cabaret, un po’ concerto, un po’ teatro-canzone, un po’ confessionale, un po’ comizio, un po’ chiacchierata tra amici.

BRUNORI SRL: una società a responsabilità limitata Tour” è il titolo dello spettacolo che ha trasformato la Brunori Sas in una Srl, regalando al pubblico un Dario Brunori tutto nuovo, ma sempre fedele a sé stesso, che si divide tra monologhi intimisti, canzoni riarrangiate e pungente autoironia.

Perché, diciamolo, il cantautore calabrese non è uno che si prende troppo sul serio. Brunori punta volutamente sul contrasto.

Un minuto prima, in posa da predicatore, allarga le braccia e parla con voce solenne agli astanti; passano pochi minuti e lo vedi saltellare da un lato all’altro del palco come un bambino dispettoso che sta per combinarne una delle sue.

Prima cita Sartre e dà degli ignoranti (scherzosamente) agli spettatori, poi ammette di aver trovato la citazione su Internet e di usarla, strategicamente, per dare l’impressione all’interlocutore di essere una persona colta e impegnata.

Dario Brunori prende in giro e si prende in giro.

Accosta i testi di Fabrizio De André ai suoi, parlando del Brunori cantautore in terza persona, come se si trattasse di un’entità astratta, a sé stante, separata da quel Dario saltimbanco che suona, canta, scherza e si racconta sul palco dei teatri italiani.

L’amore che strappa i capelli è perduto ormai, non resta che qualche svogliata carezza e un po’ di tenerezza.

“Ascoltate la bellezza di questi versi di De André, che racchiudono la vera essenza di ogni storia d’amore. Citiamo ora il verso più celebre e profondo di Dario Brunori, tratto dal capolavoro del 2009, Guardia ‘82.

Na nananana nà, Na na nà.

Il mondo immaginario in cui Brunori invita gli spettatori ad entrare all’inizio dello spettacolo è quello in cui Il Fatto Quotidiano parla bene di qualcuno, le persone si svegliano con l’alito fresco e profumato, la televisione non trasmette programmi-spazzatura, Rete Quattro non esiste, i titoli dei giornali corrispondono alla realtà, Facebook non è popolato di ipocriti e qualunquisti, le priorità delle persone non sono selfie e foto di gattini su Internet e i bambini giocano all’aria aperta. Un mondo introdotto da una ninna nanna e pertanto, tristemente relegato al mondo dei sogni. “Immaginate di assistere ad uno spettacolo in cui vi divertirete. Ecco, immaginatelo, perché non sarà così”.

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I monologhi sono intervallati dalle canzoni di Brunori. Pornoromanzo, Arrivederci tristezza, Come stai, Una domenica notte, Le quattro volte, Bruno mio dove sei, Fra milioni di stelle, Kurt Cobain, Maddalena e Madonna, Il giovane Mario e Lei, Lui, Firenze.

In musica e parole davanti agli occhi del pubblico viene messa in scena la vita di Dario.

La routine familiare, i ricordi d’infanzia, l’adolescenza in provincia, la perdita del padre, l’amore per la madre, il desiderio di successo, le conseguenze della fama, i programmi televisivi, le mode, l’attualità, la politica, il mondo della musica, i Social Network. Quando Brunori parla, canta, scherza, tutto diventa fonte d’ispirazione.

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Dario Brunori, il cantautore, dismette i panni che gli sono più consueti. La sua voce diventa la voce di mille personaggi. Prima quella del cuoco di Masterchef che, come il brutale ufficiale di Full Metal Jacket, offende i partecipanti al programma (“soldato palla di lardo, non è ancora pronto questo uovo alla coque?”).

Poi la voce di sua nonna che, alla comparsa delle prime mestruazioni della mamma di Dario, butta tutte le bambole della bambina e la ammonisce: “da oggi non giochi più in cortile con i maschi!”

E, ancora, la voce di un improbabile Amleto, con tanto di teschio in mano, che recita versi non proprio shakespeariani:

La spiaggia di Guardia rovente era piena di gente. Si parlava di sport di Pertini e Bearzot. Io ignaro di questo, ignaro di tutto, fabbricavo castelli di sabbia con paletta e secchiello ed in testa un cappello.

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Il leit motiv dello spettacolo è la ninna nanna dell’inzio, la stessa che il Dario bambino aveva inventato (“il mio primo vero pezzo”) e si cantava da solo per esorcizzare la paura di restare da solo, sveglio, durante la notte, mentre tutti gli altri dormivano.

La cantilena svegliava il padre di Dario, che ogni notte entrava nella stanza del figlio gridando “Dario, per la madonna! Vogliamo dormire!” e, per assurdo, lo tranquillizzava.

La storia della morte del padre irrompe nello spettacolo improvvisamente, nello stesso modo in cui, tanti anni prima, aveva travolto senza preavviso la vita di Dario. La chiave di lettura di questa tragedia è, però, sempre l’ironia. Così vediamo Brunori accettare la tesi sostenuta dalla madre, cioè che papà Bruno, dal Paradiso, abbia interceduto con le “alte sfere” per far sì che il figlioletto raggiungesse il successo.

Una nuova voce si impossessa del corpo di Brunori, quella celeste e ultraterrena del padre morto che avrebbe convinto tutti i presenti ad assistere allo spettacolo (“andate a vedere mio figlio in teatro, stasera”).

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La demistificazione della bestemmia del padre, a suo modo segno d’amore e manifestazione di tenerezza, è il pretesto per confrontarsi con una tragedia in maniera ironica ma mai cinica.

“Le persone morte dall’origine del mondo ad oggi sono milioni. Una buona percentuale saranno finiti all’Inferno. I ladri, i disonesti, gli omosessuali, i bestemmiatori (tutti tranne mio padre che ovviamente è andato in Paradiso). Quando morirò, potrò incontrarlo di nuovo. Ma come farò a riconoscerlo in mezzo a tutte queste persone? Forse devo seguire le indicazioni per la madonna…”

Sul palco Brunori deride l’ipocrisia della società moderna, ma allo stesso tempo sbeffeggia chi si prende troppo sul serio (anche quando si tratta di sé stesso).

“Sapete, care neo-mamme e cari neo-papà quanto vi costerà crescere vostro figlio dalla culla fino ai 18 anni? Ve lo dico io: 171mila Euro. Perché non faccio un figlio? Perché ho paura di dover cambiare vita, smettere di fare concerti, di andare alle mostre, di viaggiare all’estero. Rinunciare, insomma, a tutte le cose che normalmente non faccio.”

Lo spettacolo si conclude con un’ammissione di colpa da parte del cantautore calabrese. Un inverosimile (e autoeletto) profeta e messia che decide di assumersi tutte le colpe dell’umanità e di farsi carico di tutti i problemi della società moderna. Una sorta di assoluzione finale della coscienza collettiva e di remissione dei peccati con tanto di hashtag ad hoc #tuttacolpadibrunori.

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Il tema del senso di colpa, che percorre tutto lo show, si risolve in maniera imprevista e imprevedibile. “E’ tutta colpa di Brunori. E’ tutta colpa mia. Qualsiasi cosa accada, è colpa mia, tanto adesso io dormo bene lo stesso!”

Brunori chiede agli spettatori quale canzone vorrebbero ascoltare per chiudere la serata in bellezza. Dalla platea e dai palchetti del Teatro Morlacchi gremito distintamente si sentono le parole “guardiaaaa” e “ottantadueeee”. Brunori dice: “ho sentito Mambo”. Parte Mambo reazionario, il pezzo con cui Dario Brunori saluta, strimpellando con il sorriso sulle labbra, Perugia.

TOUR TEATRALE 2015

BRUNORI SRL: una società a responsabilità limitata

Canzoni e monologhi intorno alla trasformazione di una società

12 Marzo 2015 PESARO – Teatro Rossini
13 Marzo 2015 MILANO – Teatro Dal Verme
14 Marzo 2015 GENOVA – Auditorium Magazzini del Cotone
20 Marzo 2015 PERUGIA – Teatro Morlacchi
23 Marzo 2015 BOLOGNA – Teatro Duse
24 Marzo 2015 MESTRE – Teatro Toniolo
26 Marzo 2015 ROMA – Auditorium Parco della Musica (sala Sinopoli)
27 Marzo 2015 PRATO – Teatro Politeama
31 Marzo 2015 PALERMO – Teatro Biondo
01 Aprile 2015 CATANIA – Teatro Metropolitan
02 Aprile 2015 COSENZA – Teatro Rendano
03 Aprile 2015 BARI – Teatro Showville

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2 Comments
  1. sante 2 anni ago
  2. carmencita 2 anni ago

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