Castello Piccolomini a Celano: la terrazza panoramica sul lago scomparso


Il Castello trecentesco di Celano, in provincia dell’Aquila (Abruzzo), domina una sconfinata vallata, la Piana del Fucino. Tutta la valle, oggi adibita prevalentemente all’agricoltura, un tempo non troppo lontano ospitava il terzo lago più grande d’Italia, quello del Fucino.

Il Castello Piccolomini di Celano è uno dei massimi esempi italiani di fortificazione medievale trasformata in dimora signorile quattrocentesca. Gravemente lesionato dal terremoto del 1915 e ulteriormente danneggiato nella struttura nei decenni successivi, oggi il Castello Piccolomini è di nuovo visitabile, grazie all’imponente opera di restauro che lo ha interessato.

Per visitare il Castello non devi far altro che raggiungere il centro storico di Celano: avvicinandoti alla cittadina noterai immediatamente la maestosa silhouette del Castello Piccolomini, che domina dall’alto la vallata sottostante e il centro abitato. Il prezzo del biglietto d’ingresso è 2 Euro. I visitatori con età compresa tra i 18 ed i 25 anni pagano 1 Euro mentre gli under 18 e gli over 65 entrano gratis.

A Celano un Castello tutto da scoprire

La primordiale edificazione del Castello di Celano viene fatta risalire al 1223 quando Federico II di Svevia decise di proteggere, con fortificazioni in legno e terra battuta, le sue più recenti conquiste territoriali dal rivale, il conte di Celano e Molise.

La struttura per come la conosciamo oggi risale, però, al 1392. Prima il conte Pietro Berardi e, successivamente, il conte Leonello Acclozamora commissionarono la costruzione delle fortificazioni medievali.

Arriviamo al 1463, anno in cui Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di Papa Pio II, ereditò il Castello e ne continuò l’opera di edificazione, trasformando la vecchia cittadella medievale in una dimora signorile fortificata.

Da allora il Castello di Celano è stato testimone di importanti vicende storiche, finché il devastante terremoto che colpì la Marsica nel 1915 lo ridusse in macerie. Da quel momento iniziò un periodo di progressivo degrado che interessò la fortezza fino agli anni ’60 del Novecento.

I restauri, ultimati nel 1960, hanno gradualmente riportato il Castello Piccolomini di Celano al suo originale splendore, almeno all’esterno. Gli interni, purtroppo, hanno subito danni ingenti e gli affreschi che ne decoravano le pareti e i soffitti sono andati persi per sempre.

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Il maniero, a piana rettangolare, è circondato da una possente cinta muraria, interrotta da undici torri. L’ingresso avviene attraverso un ponte levatoio che consente di superare il fossato scavato a protezione della fortezza. Il Castello vero e proprio ha due ingressi e si sviluppa su tre piani. Nel “cuore” del Castello c’è un cortile porticato (unico nel suo genere in Abruzzo!) con le arcate disposte su due piani e un pozzo utilizzato per la raccolta delle acque piovane.

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Splendide le finestre, di stili vari, che decorano le facciate: sono ben riconoscibili le bifore archiacute, una trifora e le finestre architravate in stile rinascimentale. In seguito al terremoto sono andati distrutti gli eleganti balconcini, ancora visibili nelle foto d’epoca precedenti al 1915.

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Le sale del Castello di Celano ospitano il Museo d’Arte Sacra della Marsica e il Museo delle Antichità del Fucino. Oltre ai Musei permanenti, il Castello Piccolomini accoglie periodicamente mostre ed esposizioni temporanee.

Il Castello di Celano e i reperti archeologici del Lago “scomparso”

Con parole di meraviglia e stupore Edward Lear, artista e scrittore inglese in visita nella Marsica, descrive il maniero dei Piccolomini nel 1846.

« E di notte com’era calmo e lucente il lago, simile a una striscia d’argento, sotto le finestre del palazzo, alla luce della luna piena, mentre il vecchio castello gettava lunghe ombre sul paese addormentato. » (da Illustrated Excursions in Italy)

Una veduta, quella Ottocentesca, che nessun visitatore dei giorni nostri potrà contemplare dato che all’epoca dei “viaggi italiani illustrati” di Edward Lear il Castello di Celano ancora dominava dall’alto l’enorme bacino del Lago “scomparso” del Fucino.

Il Lago del Fucino non è propriamente “scomparso”. E’ stato, infatti, volutamente prosciugato con lo scopo di sfruttare i sottostanti, fertilissimi terreni per la coltivazione.

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La storia del territorio perilacustre dove sorge la città di Celano torna indietro nel tempo fino alla Preistoria. Per scoprire qualcosa in più sulle prime popolazioni che vissero nella piana fucense ti consiglio di visitare, poco fuori dal centro abitato di Celano, il Museo Preistorico delle Paludi – MUSè.

E’ in epoca romana, però, che quest’area vivrà la sua “età dell’oro” trovandosi nell’orbita del vivace insediamento di Alba Fucens, anch’esso visitabile a breve distanza.

Non a caso alcune stanze del Castello Piccolomini di Celano oggi ospitano la Collezione Torlonia di Antichità del Fucino, una raccolta di reperti archeologici rinvenuti, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, a seguito delle opere di prosciugamento del Lago del Fucino.

Tra i reperti esposti nell’area del Museo dedicata ai ritrovamenti archeologici nelle terre prosciugate del Fucino ci sono fiocine e ami utilizzati per pescare nelle acque del Lago (le enormi dimensioni delle attrezzature da pesca permettono di stabilire che il Lago del Fucino fosse abitato da pesci di taglia ragguardevole!), ma anche statuine votive, monili, utensili e armi.

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Menzione particolare meritano i rilievi in pietra calcarea del II sec. d.C. esposti nel Museo: si tratta di vere e proprie “istantanee”, scolpite nella pietra, ritraenti il paesaggio lacustre del Fucino in epoca romana. In una scena è stata addirittura riconosciuta dagli archeologi una scena che rappresenterebbe i primi tentativi di prosciugamento del Lago del Fucino, operati proprio dai Romani.

Un piccolo “assaggio” di come doveva apparire la Piana del Fucino quando ancora era presente il Lago mi è stato offerto, all’affacciarmi dalle finestre del Castello Piccolomini, dalla nebbia che, invadendo per una giornata intera la valle sottostante, ha riportato in vita, seppur temporaneamente, le acque ormai “scomparse”.

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2 Comments
  1. GERARDA PICCIARIELLO 3 anni ago
    • Lucia D'Addezio Lucia D'Addezio 3 anni ago

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