Civita di Bagnoregio: visita alla “città che muore”


Civita di Bagnoregio è stata soprannominata la “città che muore” perché lo sperone di tufo a cui, con ostinazione, è “aggrappata” si sta sgretolando, polverizzando sotto i suoi piedi. Una città “viva per miracolo”, che tra qualche decennio potrebbe scomparire per sempre.

Civita, frazione del comune di Bagnoregio, sorge su un promontorio tufaceo fiancheggiato alla base da due profondi canyon scavati dalle acque del Rio Chiaro e del Rio Torbido. Ad abbracciare da dietro il borgo, una scenografica vallata scolpita dal vento e dalla pioggia, modellata dallo scorrere dei torrenti, dipinta dai colori di un terreno argilloso che ha favorito anche la comparsa di spettacolari Calanchi.

Il borgo laziale di Civita è stato torturato da terremoti, bombardamenti, agenti atmosferici e incuria umana. I fenomeni erosivi che caratterizzano il territorio circostante hanno già contribuito alla suo parziale smembramento, minacciando ancora oggi le parti superstiti del borgo.

La catastrofe annunciata che sta distruggendo Civita di Bagnoregio

Il borgo di Civita fu fondato dagli Etruschi anche se diversi ritrovamenti archeologici hanno dimostrato che la zona era abitata sin dall’epoca villanoviana (IX-VIII secolo a. C.). Dopo gli Etruschi, che a Civita di Bagnoregio hanno lasciato tracce indelebili nell’urbanistica del borgo, fu il turno dei Romani. In quest’epoca già erano note le problematiche del territorio, martoriato dal fenomeno dell’erosione e contraddistinto da notevole sismicità.

Quando l’Impero Romano collassò, Bagnoregio divenne facile preda per le violente orde di Barbari che misero a ferro e fuoco l’Italia, e passò sotto il controllo di Visigoti, Goti, Bizantini e Longobardi. Infine Carlo Magno la liberò, consegnandola alla Chiesa. E’ in quest’epoca di mutamenti che ci si inizia a riferire all’abitato con l’appellativo di Balneum Regis (“bagno del re”): la leggenda narra che il re longobardo Desiderio venne curato miracolosamente dalle benefiche acque di una sorgente termale situata in zona.

Il dissesto idrogeologico del paese si stava gradualmente configurando. Sotto il controllo dell’Impero Romano, Civita di Bagnoregio era stata teatro di grandiose opere pubbliche volte al controllo dell’erosione che ne minava la stabilità. Crollato l’Impero, il territorio circostante fu disboscato, privando il terreno argilloso e il promontorio tufaceo della “corazza” naturale formata dalle radici di alberi e sottobosco. I terreni agricoli che circondavano i Calanchi furono sfruttati in maniera incontrollata per la coltivazione. In aggiunta a ciò, venne meno la manutenzione del sistema di opere (canali, argini, etc.) di epoca etrusca e romana volto al controllo del deflusso delle acque piovane, all’arginamento del corso di torrenti e fiumi, e, più in generale, al rallentamento dell’erosione.

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Veduta di Civita di Bagnoregio

La catastrofe era inevitabile. L’odierna Civita di Bagnoregio fino al XVII secolo era il “fulcro” di un centro abitato molto più vasto, le cui porte d’accesso erano ben cinque. Civita era unita all’attuale Bagnoregio, uno dei tanti quartieri del centro abitato all’epoca noto con il nome di Rota.

Nel 1695 un terremoto fece franare le zone del centro abitato esposte più a valle via e distrusse la via d’accesso che collegava l’attuale Civita al quartiere Rota (oggi Bagnoregio). Nel 1764 altre importanti aree dell’abitato crollarono, destinando il paese ad un lento e inesorabile spopolamento. Come se non bastasse, nel 1944, in piena Seconda Guerra mondiale, il vecchio ponte in muratura che ancora consentiva l’accesso (seppur impervio) a Civita venne fatto saltare. Il 1964 fu l’anno di nuovi crolli: un ponte pronto per l’inaugurazione collassò su se stesso a causa di ennesimi smottamenti che interessarono il colle tufaceo di Civita e tutta la Valle dei Calanchi. Una serie infinita di disgrazie che hanno reso la vita a Civita di Bagnoregio a dir poco complicata. Attualmente un nuovo ponte consente l’accesso al borgo, ma esclusivamente a piedi.

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Il viadotto pedonale che permette l’accesso al centro storico di Civita

L’inesorabile, silenzioso scivolamento dell’abitato verso il baratro e la lenta ma incessante erosione del colle tufaceo che lo sostiene sono una spada di Damocle minacciosa, che pende sul futuro del paesino e fa temere il peggio per Civita di Bagnoregio.

Come raggiungere Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio può essere raggiunta esclusivamente a piedi, mediante un piccolo viadotto in cemento costruito per collegare il paesino, ormai quasi disabitato e isolato dal mondo esterno, alla vicina Bagnoregio.

Raggiungi Bagnoregio, dove puoi parcheggiare in una delle aree di sosta (gratis o a pagamento a seconda dei casi). C’è un ampio parcheggio in Piazzale Battaglini, dove è stata predisposta una navetta che in pochi minuti conduce i turisti nei pressi dell’accesso pedonale a Civita. La navetta costa 1 Euro (andata e ritorno) e il biglietto si acquista una volta saliti a bordo.

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La navetta per raggiungere Civita di Bagnoregio

L’alternativa è raggiungere Bagnoregio in auto e poi seguire le indicazioni turistiche per Civita (segnali di colore marrone, con scritto “Civita – la città che muore”). Se sei fortunato troverai parcheggio proprio nei pressi del viadotto pedonale, anche se i posti sono pochi e non sempre è consentito l’accesso alle auto.

Prima di incamminarti lungo il ponticello per salire nel centro storico di Civita di Bagnoregio ricordati di fermarti presso il belvedere che troverai lungo la strada, nel parchetto limitrofo ai ruderi del convento francescano di Bagnoregio (XIII secolo). Da qui potrai scattare delle belle foto panoramiche e ammirare Civita in tutto il suo splendore.

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Belvedere con affaccio su Civita di Bagnoregio e sulla Valle dei Calanchi

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Civita di Bagnoregio: la “città che muore”

Il viadotto è lungo appena 300 metri ma è in forte pendenza quindi ti consiglio scarpe comode ai piedi. Ho visto anziani, genitori con passeggini e famiglie con bambini piccoli percorrere il ponte senza troppe difficoltà. Per raggiungere la sommità del viadotto bastano pochi minuti.

Cosa fare e vedere a Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio appare come un isolotto remoto, circondato dalla spettacolare Valle dei Calanchi. Proprio l’isolamento ha garantito la conservazione del suo peculiare aspetto tardo-medievale, che non stona affatto con una struttura urbanistica di chiaro stampo etrusco: sono presenti cardi e decumani tipici dell’urbanistica etrusca, mantenuti successivamente dai Romani e sopravvissuti ai rimaneggiamenti medievali e rinascimentali.

Una volta percorso il viadotto pedonale si entra nel centro storico di Civita di Bagnoregio attraversando l’unica porta superstite delle cinque originarie, Porta Santa Maria (o Porta della Cava). Porta Santa Maria, scavata in parte nel tufo dagli Etruschi e rimaneggiata nei secoli successivi, è decorata con una coppia di leoni scolpiti nell’atto di artigliare delle teste umane, simbolo della vittoria degli abitanti sugli oppressori, gli orvietani Monaldeschi. Sulla porta si notano delle incisioni a forma di croci insistenti su dei triangoli, probabilmente lasciate dai pellegrini di ritorno dalla Terra Santa (alcuni li ritengono simboli legati ai Templari).

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Porta Santa Maria: unico accesso al centro storico di Civita di Bagnoregio

Superata Porta Santa Maria, dopo pochi passi lo sguardo si apre sulla piazza principale di Civita di Bagnoregio, dominata dalla silhouette della Chiesa di San Donato, in stile romanico. Al suo interno troverai un prezioso Crocefisso ligneo del Quattrocento e un affresco della scuola del Perugino.

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La chiesa di San Donato a Civita di Bagnoregio

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Interni della Chiesa di San Donato

Non può mancare durante la visita a Civita di Bagnoregio una passeggiata per i vicoli del borgo. Noterai certamente che le caratteristiche case basse in tufo presentano dettagli decorativi originali, come i balconcini medievali e le scale esterne dette “profferli”. Queste in particolare sono tipiche dell’architettura medievale del Viterbese.

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Il centro storico di Civita di Bagnoregio

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Architetture medievali e case in tufo a Civita di Bagnoregio

Al periodo etrusco, invece, risale il profondo tunnel (detto “Bucaione”) che aperto nella parte più bassa del borgo collega il centro abitato direttamente con la Valle dei Calanchi.

Sempre all’instancabile lavoro di scavo degli Etruschi dobbiamo le grotte sotterranee panoramiche dell’Antica Civitas, aperte nella roccia e trasformate oggi in un piccolo museo della storia contadina. Queste grotte etrusche, infatti, negli anni ’30 furono localizzate e occupate da una famiglia contadina, che le utilizzò come dimora e, in parte, come “cantina”. Alll’intero delle grotte, visitabili pagando un biglietto di 1 Euro, oggi sono esposti gli utensili tipici della vita contadina di un tempo, come torchi per olio e vino, un aratro, un frantoio, antiche botti, bilance e vanghe, e innumerevoli altri strumenti di lavoro.

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Cunicoli scavati nel tufo nel museo dell’Antica Civitas

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Un frantoio conservato nell’Antica Civitas

Vi sono, inoltre, le ricostruzioni realistiche degli antichi ambienti in cui venivano conservati vino, olio e salumi, e una piccola e umile camera da letto contadina. All’interno dell’Antica Civitas sono conservati numerosi reperti archeologici relativi al periodo etrusco e romano. Vale davvero la pena di visitare le grotte sotterranee di Civita di Bagnoregio, se non altro per la veduta panoramica sulla Valle dei Calanchi che da qui si gode.

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La Valle dei Calanchi

Civita di Bagnoregio è stato dichiarato a ragione uno dei Borghi più belli d’Italia. Nelle vicinanze puoi visitare Lubriano, dalla cui piazzetta si possono fotografare Civita di Bagnoregio e la Valle dei Calanchi da una prospettiva inusuale e fascinosa, ma anche Viterbo e Orvieto, che sono a breve distanza e raggiungibili in poche decine di minuti in macchina.

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Veduta di Civita di Bagnoregio

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One Response
  1. EDUARDO 2 anni ago

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