La Scarzuola: la “città ideale” di Tomaso Buzzi a Montegabbione (Terni)


La Scarzuola, la “città ideale” di Tomaso Buzzi, è un piccolo capolavoro d’architettura protetto dai boschi di una delle zone più selvagge dell’Umbria.

In provincia di Terni (ma a brevissima distanza anche da Perugia), la Scarzuola è un luogo semi-sconosciuto che meriterebbe, forse, una maggiore valorizzazione a livello turistico. O forse no. Perché parte del suo fascino sta anche nel suo essere un minuscolo angolo di Umbria nascosta ancora poco conosciuto e frequentato dal turismo di massa.

La Scarzuola si lascerà trovare e ammirare solo dai viaggiatori che avranno la pazienza di cercarla, tra fitti boschi e colline incontaminate. Per raggiungerla dovrai percorrere gli impervi tratti di strada sterrata che separano la città buzziana dal resto del mondo, sopportando lo sballottamento provocato dalle buche e dai sassi che spuntano fuori dalla strada come ostacoli niente affatto casuali posti a protezione di quello che ha tutto l’aspetto di un luogo sacro, quasi mistico.

La Scarzuola: la surreale “città buzziana” tra il verde delle colline umbre

La Scarzuola si trova a Montegiove, nel comune di Montegabbione. Il nome del luogo deriverebbe dalla Scarza, una pianta palustre che San Francesco utilizzò per costruirsi una modesta capanna nel 1218, quando qui giunse in cerca di un riparo. Proprio in ricordo del passaggio di San Francesco, alla fine del 1200 presso la Scarzuola venne edificato un convento.

Nel 1956 l’architetto, artista e designer Tomaso Buzzi (1900-1981) acquista il terreno e il convento francescano con un piano ben preciso in mente. Nel silenzio dei boschi umbri, Buzzi decise di costruire in gran segreto la sua “città ideale”.

I riferimenti letterari e filosofici di Buzzi sono da un lato l’Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna e la “Sforzinda” del Filarete, dall’altro il Parco dei mostri di Bomarzo e il “Vittoriale” di D’Annunzio.

Il risultato è un giardino ermetico-iniziatico che doveva essere per Buzzi una sorta di “autobiografia in pietra”, un lascito ai posteri volutamente incompiuto dove a trasparire doveva essere il Tomaso Buzzi più libero, intimo e primordiale, svincolato finalmente dai limiti e dalle costrizioni che avevano caratterizzato la sua carriera di architetto e artista nel mondo della committenza aristocratica e borghese.

Lo stesso Buzzi cercò di spiegare il suo lavoro alla Scarzuola, da molti considerato eccessivamente eccentrico, a quelli che erano stati fino ad allora i suoi committenti nel “mondo reale” e che adesso non lo riconoscevano più:

Quando sono con voi sono vestito, e in cravatta; quando sono qui, alla Scarzuola, sono nudo, e questo voi non potete sopportarlo. (…) Pur vivendo, in mezzo alla gente del Bel Mondo quasi come uno di loro, e lavorando per i committenti in modo serio e professionale, in verità io vivo una vita di sogno, segreta, in mezzo alle mie carte, i miei disegni e le mie pitture, le mie sculture. E anche la Scarzuola diventa sempre più, in pietra viva, il mio sogno a occhi aperti, sempre più vasto, e complesso, e ricco di significati reconditi, di allusioni, di metafore, di ‘concetti’, di trovate, grandi e piccole, di segreti, di allusioni, echeggiamenti, fantasie, cristallizzazioni, incrostazioni, ricordi. (Tomaso Buzzi)

La visita alla città buzziana è un vero e proprio percorso d’iniziazione neo-illuminista, costellato di complesse e disorientanti simbologie esoteriche e massoniche che hanno lo scopo esplicito di sconvolgere le coscienze dei visitatori.

Buzzi spiega nei suoi appunti che la Scarzuola “deve essere letta e capita solo dagli unhappy few, cioè dagli spiriti rari, d’elezione, che mi sono congeniali, i pochi infelici eletti“. Per tale ragione l’architetto non ha mai fornito una spiegazione univoca dell’opera, che è aperta e non-finita per scelta.

Visitare la Scarzuola: un viaggio nel viaggio

Dopo aver superato la chiesetta che immediatamente accoglie i visitatori della Scarzuola, ci si prepara all’immersione fisica e psicologica nella labirintica “città ideale” di Tomaso Buzzi.

Prima di entrare nella Scarzuola buzziana si passa vicino a un antro scavato nella roccia: in questo luogo si racconta che San Francesco abbia fatto sgorgare una fonte sacra. Il visitatore è posto, qui, di fronte a tre porte: la porta della Gloria Dei conduce alla chiesa e al convento, quindi al divino; la porta della Mater Amoris porta al vascello di cui Cupido è il timoniere; la porta della Gloria Mundi non conduce in nessun luogo ma riporta al luogo di partenza, a dimostrazione della vacuità delle cose terrene.

“Alla Scarzuola, salvo la parte sacra, tutto è un teatro” avverte Tomaso Buzzi. Superati, infatti, l’antico convento di fine Duecento, l’antro di San Francesco e le tre porte, si entra nella città-teatro di Buzzi, costituita da particolarissime costruzioni raggruppate in sette scene teatrali diverse.

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

Il Teatrum Mundi: l’Anfiteatro principale della Scarzuola

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

L’Acropoli, fulcro della Scarzuola

La “macchina teatrale” di Tomaso Buzzi ha il suo apice nell’Acropoli del Teatrum Mundi. L’Acropoli consta di una sovrapposizione di diversi edifici incastrati gli uni negli altri come in un puzzle in grado di restituire, però, un corpo unitario e indivisibile. Il convento, la “città sacra”, si contrappone e allo stesso tempo fa parte dell’opera buzziana, la “città profana”.

Il terzo occhio vigila sulla città buzziana e scruta i visitatori, generando sentimenti di diversa natura a seconda del soggetto osservato e osservante. Il grande occhio posizionato al centro del Teatrum Mundi della Scarzuola buzziana ha uno specchio al posto della pupilla: questo pone il visitatore di fronte alla sua immagine, spogliandolo di ogni condizionamento esterno e svelandolo a sé stesso e agli altri.

Nel primo, immenso anfiteatro si possono visitare il Teatro dell’Arnia (a sinistra) e l’Acropoli (a destra). Il Teatro dell’Arnia deve il suo nome al ronzare delle api, detto “buzzicare”, che qui è anche metafora dei pensieri rumorosi e agitati dell’architetto, che lo guidano nella costruzione della sua “città ideale”. Attraversando la “bianca porta del Cielo” (il portale Ianua Coeli), invece, si arriva all’Acropoli.

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

Il Teatrum Mundi della Scarzuola

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

Il Teatro dell’Arnia, decorato con decine di api dorate

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

Veduta dell’Acropoli nella Scarzuola

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

Dettagli architettonici della Scarzuola

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

Veduta dell’Acropoli nella Scarzuola

Dal Teatrum Mundi, seguendo un Pegaso alato, si discende costeggiando prima la Torre del Tempo e, successivamente, il Tempio della Madre Terra. 

Qui la Gigantessa, un enorme busto di donna dai seni nudi, domina dall’alto la scena. La Gigantessa simboleggia la Madre Terra e sta a guardia di due porte: la Porta della Scienza e della Tecnica e la Porta dell’Arte e della Fantasia.

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

La Torre del Tempo nella Scarzuola

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

Il terzo occhio fa di nuovo la sua comparsa sulla Torre del Tempo

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

La Gigantessa (o “Donnone”), la “grande madre” della Scarzuola

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

La Gigantessa, simbolo della Madre Terra

Si scende ancora e, attraversata la Bocca della balena di Giona (metafora di morte e rinascita), si giunge alla Torre della Meditazione e della Solitudine. Proseguendo lungo la salita naturale offerta dal pendio, si raggiunge la Porta dell’Amore, su cui campeggia la perentoria scritta Amor Vincit Omnia. Qui viene riassunto il viaggio interiore del visitatore, che non potrà che trovare esito positivo nel completamento del cammino iniziatico incoraggiato dalla Scarzuola.

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

La Bocca della balena di Giona, uno dei passaggi più emblematici del percorso iniziatico buzziano

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

La Torre della Meditazione (o della Solitudine)

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

Il cammino in salita verso la Porta dell’Amore

Raggiunta la sommità della collinetta si arriva al tempietto esagonale di Flora e Pomona e al suggestivo Teatro acquatico, le cui geometrie si riflettono nella vasca a forma di farfalla creando ipnotici giochi di luci e colori.

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

Veduta del Teatro Acquatico della Scarzuola

Proseguiamo fino al Tempio di Apollo, al cui centro svetta lo scheletro di un grande cipresso colpito da un fulmine. Questo teatro è detto anche Teatro di Ciparisso. Il rimando è chiaro. Ciparisso era uno dei giovani amati da Apollo. Dopo aver ucciso accidentalmente il suo animale domestico, Ciparisso chiese al Dio di lasciar scorrere le sue lacrime per sempre. Fu così che Apollo decise di trasformarlo in un cipresso (l’albero produce una resina simile nell’aspetto alle lacrime).

Penso che il cipresso ferito a morte, attraversato dalla cima alle radici dal fulmine è quanto di più vicino al cielo vi sia alla Scarzuola, perché ha avuto una folgorazione, un contatto diretto dal cielo alla terra, è la sola cosa che “sa di cielo”. Per questo lo voglio preservare ad ogni costo. (Tomaso Buzzi)

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

Il Teatro di Ciparisso nella Scarzuola

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

La Torre di Babele nella Scarzuola

Scarzuola: come raggiungerla e cosa vedere

La Torre di Babele nella Scarzuola

Di fronte al Tempio di Apollo c’è la Torre di Babele, che racchiude una piramide trasparente, simbolo del bambino che ognuno di noi è stato prima di saper parlare e di essere, quindi, corrotto con il passare del tempo con il risultato di essere inesorabilmente allontanato dal divino. La Torre di Babele racchiude anche la Scala musicale delle sette ottave, la scala a chiocciola del Sapere, che collega il Tempio di Apollo all’Acropoli.

L’arrivo (o il ritorno?) all’Acropoli è il raggiungimento dell’Empireo architettonico, il “più alto dei cieli” pensati e realizzati da Buzzi. Il viaggio verso l’illuminazione sembra concludersi in maniera positiva ma, in realtà, Tomaso Buzzi dà per scelta al suo giardino iniziatico di pietra un carattere di non-finito e di indefinito. Il racconto teatrale non finisce mai, semmai assume nuove forme e si innalza verso nuovi stadi di conoscenza e coscienza. E’ in quest’ottica che va vissuto il viaggio nel mondo fantastico della città buzziana, un viaggio diverso per ogni individuo che lo intraprende, un viaggio che non è necessario (né possibile) spiegare in maniera universale e definita.

Come visitare la Scarzuola?

Per vedere dal vivo la Scarzuola dovrai innanzitutto prenotare una visita a uno dei seguenti contatti:

  • tel. 0763/837463
  • e-mail: info@lascarzuola.com

Ti verrà dato un appuntamento (insieme ad altri turisti) di fronte all’ingresso della Scarzuola. Nell’ora indicata in sede di prenotazione dovrai presentarti presso la Scarzuola: suonerà una campana e la guida verrà ad aprire la porta per far entrare i visitatori.

Alla morte di Tomaso Buzzi nel 1981 la proprietà della Scarzuola è, infatti, passata a Marco Solari, un personaggio che descrivere come strampalato è usare un eufemismo.

E’ lui ad occuparsi della gestione della Scarzuola e ad accompagnare i visitatori nel viaggio di scoperta della città buzziana. Non lasciarti “spaventare” dall’introduzione incomprensibile che la tua bizzarra guida procederà ad esporti mentre ti accompagna nella Scarzuola. Dopo una presentazione iniziale, potrai scegliere se seguire Marco oppure visitare i vari ambienti della Scarzuola in maniera indipendente.

Come raggiungere la Scarzuola?

Raggiungere la Scarzuola non è facilissimo, ma ne vale certamente la pena. La Scarzuola si trova in una posizione abbastanza isolata, nel mezzo dei boschi di Montegiove, una frazione di Montegabbione (Terni).

Per raggiungere la Scarzuola segui queste istruzioni.

Per chi arriva da Firenze/Roma:

  • A1 uscita Fabro
  • Fabro Scalo – Montegabbione
  • Montegiove (1 Km oltre, bivio sulla destra, strada bianca circa 2 Km)
  • Seguire le indicazioni per “La Scarzuola – Secolo XIII”

Per chi arriva da Perugia:

  • SR220 Tavernelle – Piegaro
  • SP59 Montegabbione
  • Montegiove (1 Km oltre, bivio sulla destra, strada bianca circa 2 Km)
  • Seguire le indicazioni per “La Scarzuola – Secolo XIII”

Per chi arriva da Todi:

  • SS3BIS Perugia – Marsciano
  • SP375 Marsciano – San Venanzo
  • SR317 Pornello – Montegiove (1 Km prima di Montegiove, bivio sulla sinistra, strada bianca circa 2 Km)
  • Seguire le indicazioni per “La Scarzuola – Secolo XIII”
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14 Comments
  1. Chiara 12 mesi ago
    • Lucia D'Addezio Lucia D'Addezio 11 mesi ago
      • Guido 11 mesi ago
        • Lucia D'Addezio Lucia D'Addezio 11 mesi ago
          • MARIA TERESA TRINCIA 10 mesi ago
  2. Eva 7 mesi ago
    • Lucia D'Addezio Lucia D'Addezio 7 mesi ago
  3. Maria Rosa Columbro 7 mesi ago
    • Lucia D'Addezio Lucia D'Addezio 7 mesi ago
  4. Tiziana 6 mesi ago
  5. Vincenzo 4 mesi ago
    • Lucia D'Addezio Lucia D'Addezio 4 mesi ago
  6. Vincenzo 4 mesi ago

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