Napoli esoterica e misteriosa: itinerario alternativo nella città del Principe di Sansevero


Napoli. Basta solo pronunciare il suo nome per evocare il calore, il chiasso e la vitalità di questa città millenaria. Il ventre di Napoli è un gomitolo stretto di vicoli e viuzze in cui musei e chiese, scrigni per capolavori di fama mondiale, convivono con i negozi dei rigattieri.

A Napoli Caravaggio dà la mano a San Gennaro. Fede e superstizione, vita e morte, si attorcigliano in un groviglio inestricabile.

C’è un aspetto, dunque, che non va assolutamente trascurato durante una visita al capoluogo campano: oltre le gemme del Museo di Capodimonte e le vetrine scintillanti della Galleria Umberto I, al di là del centro brulicante della città che è Spaccanapoli, palpita il segreto cuore esoterico di Napoli.

Itinerario alternativo tra i misteri e le leggende di Napoli

Come si fa ad organizzare un viaggio a Napoli in grado di cogliere l’essenza misteriosa della città? Ecco qualche idea per un itinerario nei luoghi misteriosi di Napoli.

Il Palazzo Sangro di Sansevero

Il primo luogo da vedere a Napoli per immergersi nel suo affascinante mondo esoterico è senz’altro il Palazzo Sangro di Sansevero, testimone involontario di un antico fatto di sangue.

É la notte del 17 ottobre del 1590 quando Maria d’Avalos si incontra per l’ennesima volta col suo amante Fabrizio Carafa. Maria è di una bellezza travolgente, una donna che ha fatto perdutamente innamorare di sé il Principe di Venosa, il celebre madrigalista, divenuto suo marito, Carlo Gesualdo.

Carlo, quella sera, mette alla prova la fedeltà della bella Maria. Finge di uscire a caccia, per poi ritornare improvvisamente al suo palazzo. Spera ardentemente di trovare la moglie sola, ma coglie gli amanti in flagrante. La sua passione si tramuta in desiderio di vendetta e gli adulteri vengono trucidati brutalmente.

Si conclude così in maniera tragica la vicenda che ha dato il via a più di una leggenda su questo luogo, dove pare ancora oggi si aggiri l’anima silente e senza pace di Maria.

Per prepararti al meglio alla visita al Palazzo Sangro di Sansevero e calarti nel clima dell’epoca, non dimenticare di ascoltare le note tristi e malinconiche dei madrigali composti dal tradito Carlo Gesualdo.

I misteri della Cappella Sansevero a Napoli

Il Palazzo di Sansevero, non molti anni dopo questo misfatto, passò nelle mani di Raimondo di Sangro, descritto da Benedetto Croce come “un Faust fattosi egli stesso demonio”.

In effetti Raimondo di Sangro fu noto per essere un inventore geniale dedito all’alchimia, legato ad ambienti occulti e alle più alte sfere di una potente loggia massoniche. Nel 1744, Raimondo diede il via ai lavori di ristrutturazione della Cappella di famiglia, adiacente al palazzo e collegata con esso, oggi nota come “Cappella Sansevero”.

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La Cappella di Sansevero e il Cristo Velato – Copyright

La Cappella di Sansevero è uno degli edifici più belli di Napoli, custode di misteri che ancora oggi non cessano di interrogare gli studiosi. Il luogo di culto è costituito da un’unica navata attorniata da 8 cappelle.

Fu Raimondo di Sangro in persona che volle riempire l’edificio di opere intrise di significati esoterici. Una delle più affascinanti interpretazioni dei simboli leggibili nella Cappella di Sansevero li vorrebbe infatti legati alla Cabala.

Le opere “marmorizzate”: il Cristo Velato, il Disinganno e la Pudicizia

Sicuramente la terna artistica d’eccellenza del complesso è costituita dal celeberrimo Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, e poi dal Disinganno e dalla Pudicizia a firma rispettivamente di Queirolo e Antonio Corradini.

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Il Cristo Velato – Copyright

Opere supreme, esempi eccelsi del barocco più maturo che sanno portare all’apice della perfezione la ricerca sulla verosimiglianza dei materiali, tanto che i marmi usati per plasmare le figure assumono qui veramente la consistenza di veli impalpabili.

Per molti tuttavia, non si tratta solo della bravura degli artisti e queste statue sarebbero il frutto di un artificio magico per mano dello stesso di Sangro, che avrebbe trasformato i tessuti in pietra grazie ad un misterioso processo di marmorizzazione.

Le “macchine anatomiche”: alchimia o finzione?

E’, comunque, nella cavea sotterranea della Cappella Sansevero che si coglie il lato estremo delle ricerche occulte del padrone di casa, osservando, non senza raccapriccio, le cosiddette “macchine anatomiche”. Si tratta di due scheletri umani, uno maschile e l’altro femminile, che hanno apparentemente conservato perfettamente integro tutto l’apparato cardiocircolatorio.

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Copyright

Le “macchine anatomiche” sono state create da Giuseppe Salerno, guidato naturalmente da Raimondo di Sangro, passato alla storia come il Principe di Sansevero. Nessuno sa come sia possibile “solidificare” il sangue, tuttavia una curiosa teoria penserebbe che il prodigio sia dovuto a una iniezione a base di Mercurio nelle vene dei due cadaveri.

Oggi si propende, piuttosto, per un’interpretazione che lascia fuori la magia per vedere nelle due “macchine” una mirabile ricostruzione in cera d’api del sistema di vasi sanguigni. Se anche fosse vero, questo fatto non toglierebbe fascino a delle opere di pregevole fattura, che ci calano pienamente nello spirito dei laboratori alchemici antichi, fra alambicchi, pozioni e misteri.

Leggi altri consigli di viaggio per un itinerario alternativo nella Napoli più misteriosa ed esoterica.

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12 Comments
    • freya76 3 anni ago
  1. Solaria86 3 anni ago
  2. Simona La Corte 3 anni ago
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  4. Cora 3 anni ago
  5. Valentina Donatiello 3 anni ago
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    • freya76 3 anni ago

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