Valchiusa letteraria: un itinerario sulle orme del Petrarca


Valchiusa è una piccola località situata ad est di Avignone, in Provenza, nel sud della Francia.

Dopo averla visitata la prima volta da bambino, il poeta Francesco Petrarca nel 1337 scelse Valchiusa per ritirarsi in solitudine in un luogo da lui molto amato. Qui si dedicò agli studi e ai componimenti poetici, cercando di curare le sue pene d’amore per Laura.

Come accaduto anche nella scelta di Selvapiana (vicino Parma) e Arquà (vicino Padova), il poeta preferiva rititarsi in luoghi tranquilli, preferendoli ai centri urbani più grandi e caotici.

Valchiusa: il rifugio bucolico del Petrarca

Valchiusa era per il Petrarca un locus amoenus ideale, dove dedicarsi all’otium poetico e intellettuale. In accompagnamento ad un bozzetto di Valchiusa, Francesco Petrarca scrive: La solitudine di questo luogo al di là delle Alpi è per me il colmo della felicità.

A Valchiusa il Petrarca conduce una vita appartata, dedicata alle passeggiate all’aria aperta e alla studio. La natura di Valchiusa e l’atmosfera amena del borgo lo rendono quasi una trasfigurazione ideale dell’anima del poeta, un dolce rifugio per nascondere agli sguardi altrui le sue pene d’amore.

All’amico Philippe de Cabassoles, vescovo di Valchiusa, scrive:

Nessun luogo sulla terra mi è più gradito di Valchiusa o più adatto ai miei studi. A Valchiusa fui da bambino e, tornatovi da giovane, essa mi accolse amena nel suo caldo grembo. Da uomo ho trascorso dolcemente a Valchiusa gli anni migliori e i candidi fili della mia vita. Da vecchio desidero passare a Valchiusa gli ultimi giorni e sotto la tua guida a Valchiusa voglio morire.

Ma Valchiusa è per il poeta anche il luogo delle sofferenze d’amore. Uno dei suoi componimenti più celebri, Chiare, fresche et dolci acque, fu scritto durante il suo soggiorno a Valchiusa. Le acque “chiare, fresce e dolci” sono quelle della sorgente del fiume Sorgue, ancora visitabili ai piedi di una affascinante parete rocciosa situata a breve distanza dal centro del borgo.

La nostalgia di Laura, la solitudine dolorosa e rinfrancante, l’immersione totale nella natura circostante come cura per i dolori dello spirito, lo accompagneranno durante tutti i suoi giorni a Valchiusa, prima del suo definitivo trasferimento in Italia come estrema ribellione nei confronti del poco apprezzato ambiente della curia avignonese.

È difficile, però, non restare affascinati dalla descrizione che si trova di Valchiusa nelle opere di Francesco Petrarca:

Chi spiasse, canzone,
quel ch’ i’ fo, tu pòi dir: Sotto un gran sasso
in una chiusa valle ond’ esce Sorga,
si sta: né chi lo scorga
v’è, se no Amor, che mai nol lascia un passo,
e l’immagine d’una che lo strugge:
ché per sé fugge tutt’altre persone.
(Canzoniere, CXXXV, 91-97)

Canzone, oltra quell’alpe,
là dove il ciel è più sereno e lieto,
mi rivedrai sovr’ un ruscel corrente,
ove l’aura si sente
d’un fresco ed odorifero laureto
(Canz., CXXIX, 66-70).

Il Petrarca aveva scoperto Valchiusa da bambino, attraverso una gita dalla vicina Carpentras. In Sen. X, 2 rievoca con nostalgia quell’esperienza: Cum ad fontem ventum esset (recolo enim non aliter quam si hodie fuisset), insueta tactus specie locorum pueriles inter illos cogitatus meos dixi ut potui: “En nature mee locus aptissimus, quemque, si dabitur aliquando, magnis urbibus prelaturus sim!”.

Nel 1337, all’età di 33 anni, il Petrarca poté finalmente realizzare il suo sogno: comprò una casa a Valchiusa e lì si trasferì con tutti i suoi libri. Repperi vallem perexiguam sed solitariam atque amenam, que Clausa dicitur, quindecim passuum milibus ab Avinione distantem, ubi fontium rex omnium Sorgia oritur. Captus loci dulcedine, libellos meos et meipsum illuc transtuli (Posteritati (= Sen. XVIII), 22).

Naturalmente, la sua vita di letterato lo portò spesso lontano da Valchiusa. A quanto sappiamo, dopo il 1353 non ritornò più a Valchiusa e pian piano trasferì in Italia tutto ciò che vi aveva lasciato. Tuttavia anche quand’era in Italia il suo pensiero tornava costantemente al suo “Elicona transalpino”. Nel suo testamento il Petrarca chiese che la proprietà del terreno passasse all’ospizio dei poveri o, in seconda battuta, agli eredi di Raymond Monet, il suo fedele custode.

Il mio viaggio nella Valchiusa letteraria di Francesco Petrarca

È questa, in estrema sintesi, la storia del rapporto fra il Petrarca e Valchiusa. Ma oggi quei luoghi sono molto cambiati? Spinto da questa curiosità, nel 2012 ho partecipato ad un viaggio organizzato in Provenza. Partito da Ferrara il 21 aprile, ho toccato varie tappe interessanti, quali Arles, Les Baux, Roussillon e la Camargue, che da sole meriterebbero un approfondimento.

Il 23 aprile ho avuto modo di visitare il Palazzo dei Papi di Avignone, e prima di pranzo ho raggiunto col mio gruppo Fontaine de Vaucluse, la località dove sorgeva la casa del Petrarca. Dico “sorgeva” perché, in effetti, dopo tanti secoli quella casa non c’è più, e al suo posto si trova un paese che vive soprattutto dei ricordi e dell’atmosfera creata dal suo ospite più illustre. Ecco, quindi, la statua del nostro “eroe”, un piccolo museo, tanti ristorantini, bancarelle e negozietti di souvenir, come in ogni località turistica che si rispetti.

A un lato della piazza principale si nota il grazioso municipio, dall’altro l’ottimo ristorante dove abbiamo pranzato. Nei pressi c’è il ponte sopra la Sorgue, il fiume “impetuoso” tanto decantato dal Petrarca. Tutt’intorno la natura rigogliosa della primavera, che con i suoi riflessi e colori illuminava la giornata un po’ grigia e nuvolosa.

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Il municipio e la piazza principale (Valchiusa)

Il fiume scorre a più livelli, a volte lento e a volte più veloce, scavando piccole cascate. Il paesaggio ricorda un po’ quello di alcuni torrenti delle Dolomiti, ma ha un suo fascino pressoché unico.

Con una bella passeggiata lungo la riva in pochi minuti siamo arrivati alla celebre grotta dove ha origine il fiume. La sua esatta profondità non è ancora nota anche perché la corrente è troppo forte per consentire una visita speleologica. Le acque sono alimentate dal Mont Ventoux e dalle montagne sovrastanti.

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La Sorgue (Valchiusa)

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La grotta della Sorgue (Valchiusa)

Sopra un colle, parallelo al corso del fiume, si trovano i resti del castello di Philippe de Cabassole, il potente vescovo e amico del Petrarca che qui era anche signore feudale.

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Il castello di Philippe de Cabassole (Valchiusa)

Non c’è altro da vedere, a parte un grazioso mulino ad acqua e le effimere attrazioni turistiche proposte dal luogo (il museo, la “casetta di Laura e Francesco”, ecc.).

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Mulino ad acqua (Valchiusa)

Eppure, anch’io prima di ripartire ho avvertito quella forte sensazione di pace e serenità che il Petrarca ha descritto in tanti passaggi delle sue opere. Non a caso, ispirato proprio dalla natura di Valchiusa, egli decise di comporre il De vita solitaria e di indirizzarlo allo stesso Philippe.

Per concludere, possiamo dire che il Petrarca un po’ invidiava la fortuna del suo amico, padrone di un luogo veramente eccezionale: Eam quoque sortitus es patriam, quam licet epyscopatus tuus civitatis appelatione nobilitet, ipsa tamen preter vetustatem et nomen de civitate nichil habet, non luxum, non frequentiam, non tumultum, singula ad eam vitam, de quo loquor, aptissima (De vita sol., II, 14).

Le citazioni sono tratte da:

Francesco Petrarca, Canzoniere, Milano, Garzanti 2001
Francesco Petrarca, Le Senili, Libri VII-XII, Torino, Aragno, 2007
Francesco Petrarca, Le Senili, Libri XIII-XVIII e indici, Torino, Aragno, 2010
Francesco Petrarca, De vita solitaria, Milano, Mondadori 1992

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